Fragilità, il tuo nome è donna.

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Questa citazione di Shakespeare proprio nel giorno in cui le donne, secondo l’usanza dell’8 marzo, vanno celebrate, stona un po’. Per quale ragione la donna dovrebbe essere fragile? Perché ragiona più col cuore che con la testa? E.. Sarà davvero così? No, la donna non è fragile. La donna è forte. In modi diversi.

C’è Erica, che cerca sempre di vedere del buono nelle persone, anche se le fanno del male. Non è innamorata al punto da essere cieca, solo che vive nella speranza che le cose un giorno cambieranno, perché lui glielo ripete in continuazione. E lui la ama… quindi è sincero… Erica non è una stupida: è solo troppo buona.

C’è Alessia, che si alza tutti i giorni alle 5 del mattino e fa due lavori per mantere la sua piccola di quattro anni e per pagare l’affitto. Ha sempre un sorriso per tutti, anche nelle sue giornate peggiori, anche quando è stanca e pensa di non potercela fare. E la sera, quando prima di dormire abbraccia sua figlia, sente un po’ della fatica scivolare via e va a dormire con la sensazione di essere disposta a tutto per quella creaturina che ogni tanto la fa impazzire. Non è un’eroina: è una mamma.

Poi c’è Elena, studentessa modello. Tutti pensano che diventerà qualcuno di importante ma nessuno le domanda se sia davvero questo quello che vuole. Elena vive per accontentare gli altri e non se ne accorge nemmeno. Non capisce che il vuoto che sente costantemente dentro di sé dipende solo da lei, dal non sapere chi è e che cosa vuole davvero. Non è remissiva: solo che preferisce non creare problemi.

Roberta invece sa benissimo chi è e dove vuole arrivare. Ha mollato gli studi contro la volontà dei genitori, che la volevano dottoressa in legge, per inseguire il suo sogno di diventare una ballerina professionista. Ha incontrato tanti ostacoli lungo il suo cammino e ha preso decisioni difficili. Di alcune si pente ogni giorno. Ma è arrivata fino in fondo e ha ottenuto quello che voleva. Non è sconsiderata: è determinata.

Poi c’è Caterina. Lei si guarda allo specchio e non si piace. Il suo ex l’ha lasciata perché pensava avesse qualche chilo di troppo e da allora lei ha cercato di dimagrire. Eppure continua a vedersi grassa. Pesa 50 chili e si vede grassa. Pesa 45 chili e si vede grassa. Pesa 37 chili. E si vede grassa. Non è pazza: è malata.

Rachele ha quattordici anni e odia i ragazzi. Li odia tutti. Loro non lo sanno, ma quando la guardano mentre cammina per strada, lei vorrebbe avere il potere di fulminarli con gli occhi. Pensa che siano tutti uguali. Che siano tutti cattivi come loro. Rachele non vuole più essere guardata. Né toccata. Vorrebbe essere invisibile. Non è crudele: è spaventata.

Michela è sposata e ha tre figli, due maschi e una femmina. Ha un buon lavoro, una bella casa e tanti amici. Ma è cosciente della sua fortuna al punto da non riuscire a vivere senza aiutare gli altri. È così predisposta ad ascoltare ed aiutare il prossimo che spesso sente come suoi i problemi degli altri. Sa tante storie di tante persone diverse e soffre in silenzio perché si sente impotente. Non è debole: è sensibile.

E per tornare al nostro Shakespeare e alla citazione dall’Amleto, alla fine c’è Ofelia. Lei è cresciuta senza una mamma, con un padre e un fratello protettivi a cui lei ha sempre obbedito senza esitare. Per loro ha rinunciato all’amore della sua vita. E quando suo fratello è partito, quando suo padre è morto, quando lo stesso amore per cui avrebbe fatto qualunque cosa, l’ha rifiutata, lei è caduta in un turbine di follia. Ofelia, figlia obbediente e amante devota, ha trovato nella pazzia un rifugio sicuro per poter dare libero sfogo alla sua natura, una natura incompresa e schiacciata dagli uomini presenti nella sua vita. E chi lo sa, ora, se arrampicandosi su quell’albero per appendere una ghirlanda di fiori, la sua caduta non sia stata accidentale? Ofelia non era fragile: era una donna appassionata, che per amore ha perso tutto.

Ci sono tante altre storie di tante altre donne, diverse tra loro ma allo stesso tempo simili. Bisognerebbe ascoltarle tutte e ringraziarle per quello che fanno ogni giorno.

Auguri alle donne, allora, auguri a noi! Steli di fiori bellissimi che si piegano davanti ai venti forti senza spezzarsi mai.

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4 thoughts on “Fragilità, il tuo nome è donna.

  1. Questo articolo ė veramente un capolavoro, la donna descritta in tutte le sue “sfumature” e anche i pensieri spesso critici della gente descritti alla perfezione!
    Non so se tutte avranno il coraggio di riconoscersi… bė, io l’ho fatto…! 😊

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