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La donna appoggiò la bottiglia sul tavolo senza preoccuparsi di essere delicata. Quella allora dondolò a destra e a sinistra finché non decise di farla finita gettandosi dal tavolo. Cadendo, i frantumi di vetro corsero a spargersi sul pavimento, contenti per la loro improvvisa libertà. La donna si chinò e fece per raccoglierne uno, ma lui scappò via saltellando in tutta fretta fino a tuffarsi sotto il divano. La donna, consapevole che l’alcol stava facendo effetto, era comunque incuriosita da quella strana visione della sua mente. Quindi si accovacciò vicino al divano e tese la mano.
— Vieni qui — biascicò. Il frammento di vetro si sporse e si guardò intorno insospettito.
— Non voglio farti del male — disse lei, ridendo. Allora lui si fece avanti e salì sul palmo della sua mano.
— È la vigilia di Natale — disse.
Quella vocetta stridula la fece ridere di nuovo.
— Sì, lo è —.
— E festeggi così? Da sola e ubriaca? — domandò lui.
Lei fece spallucce.
— Chi se ne importa della vigilia di Natale? — sbottò. Poi aggiunse, ridendo amaramente: — E comunque non avrei nessuno con cui festeggiare! —.
Il vetro sembrò pensieroso.
— Tutto questo è molto triste — dichiarò infine.
Lei cominciò a sentire un’antipatia improvvisa nei suoi confronti: chi si credeva di essere per giudicarla? Era solo il frammento di una delle tante bottiglie di birra che aveva bevuto nel corso di quello schifo di giornata. Contava meno di zero. Era insulso. Piccolo e insignificante. Come lei. Le lacrime le riempirono gli occhi a quel pensiero e d’un tratto si sentì in colpa per aver pensato quelle brutte cose su di lui. Lo prese tra le dita, ma il pezzetto di vetro rimase immobile e non fiatò: era tornato ad essere semplice materia. E lei era di nuovo sola.

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