Respiro di vita

Il breve racconto che segue si trova all’interno della raccolta antologica “Brevi Autori”. Il genere è quello della narrativa generale e il tema si può racchiudere in una domanda: quante cose ci si perde durante la corsa per inseguirne una?

Buona lettura!

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L’uomo prese il foglio e l’appallottolò con rabbia, poi lo gettò a terra insieme agli altri: erano ore che cercava di finire il capitolo da mandare all’editore, ma non aveva ancora raggiunto risultati soddisfacenti. Gli sembrava che le sue dita battessero a vuoto sulla tastiera della macchina da scrivere, come se non avessero nulla da raccontare.
Frustrato e amareggiato, si alzò e andò in bagno a sciacquarsi il viso. Quando si guardò allo specchio, un uomo barbuto dagli occhi stanchi gli restituì lo sguardo. Si asciugò la faccia con l’asciugamano e uscì dal bagno per andare in cucina. Era affamato ma, aprendo il frigorifero, si accorse che non c’era nulla da mangiare. Fece un altro debole tentativo sbirciando nella dispensa ma non c’erano altro che scatolette di tonno e cartoni di acqua e vino. Un po’ infastidito al pensiero di dover perdere tempo, cambiò i pantaloni, infilò le scarpe e si gettò addosso il cappotto, poi uscì di casa.
C’era una bella giornata: il sole brillava e il cielo era di un bell’azzurro vivo. Se non fosse stato per il freddo si sarebbe potuto pensare a un giorno di settembre. L’uomo prese a camminare a passo spedito in direzione del supermercato, desideroso di fare una cosa veloce e tornare a scrivere. Tuttavia, più proseguiva e più l’aria fresca sembrò rigenerarlo. Pian piano sentì la tensione scivolare via, quasi si dimenticò il motivo per cui si era sentito tanto arrabbiato e in ansia. Anziché entrare nel supermercato si diresse verso il parco. Vide che il pino più alto era stato adibito ad albero di Natale, con tanto di finti pacchi regalo ai suoi piedi. Molti bambini ci gironzolavano intorno, i più audaci si arrischiavano a toccarne uno per poi scappare via. Proprio uno di questi, correndo andò a sbattere contro l’uomo.
— Mi scusi, signore — boccheggiò il bimbo, arretrando.
— Non è nulla — sorrise lui.
Fino a poco prima non avrebbe mai pensato di avere una ragione per sorridere. In effetti non si ricordava nemmeno l’ultima volta che lo aveva fatto. O che aveva parlato con qualcuno che non fosse il suo editore. Alzò lo sguardo verso il cielo e lasciò che gli occhi si riempissero di quella bellezza che nutre lo spirito. Fece dei respiri profondi. Permise al tiepido calore del sole di baciargli la fronte. Aveva passato giorni e giorni chiuso in casa davanti alla sua scrivania e solo ora si accorgeva di quanto gli fosse mancato stare all’aria aperta. Di quanto gli fosse mancato vivere.

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