AshEsperimento
IL PESO DELL’OPINIONE DEGLI ALTRI
È il 1955 quando Asch, psicologo statunitense di origine polacca, conduce un esperimento atto a dimostrare cosa sia la conformità sociale. La sua ipotesi? Quando si appartiene a un gruppo, si tende a modificare il proprio comportamento e le proprie opinioni al punto tale da avere una visione distorta della realtà nella misura in cui si modificano le proprie percezioni per conformarsi alle aspettative del gruppo.

L’esperimento di Asch del confronto delle linee si basa su due interrogativi: quanta autonomia rimane all’individuo quando si ritrova in un gruppo che esprime in modo unanime una valutazione diversa dalla sua? E cosa può limitare gli effetti che la pressione del gruppo esercita sul singolo?

L’ESPERIMENTO DI ASCH
I risultati sono sorprendenti sebbene, forse un po’ cinicamente, credo che in fondo non ci sia poi tanto di cui stupirsi. Ma prima vediamo nel dettaglio l’esperimento eseguito da Asch. Il protocollo sperimentale prevedeva che all’interno del gruppo ci fossero 7 complici dello sperimentatore e un solo soggetto, ovviamente ignaro di tutto e convinto si trattasse di un semplice esercizio di discriminazione visiva. In sostanza, lo sperimentatore mostrava ai presenti delle schede con tre linee di diversa lunghezza e, su un’altra scheda, un’altra linea identica a una delle tre disegnate nella prima scheda. Asch chiedeva poi ai soggetti di indivuduare quale fosse la linea corrispondente nelle due schede; inzialmente, tutti rispondevano correttamente, dopodiché i complici iniziavano a sbagliare deliberatamente, indicando linee palesemente sbagliate poiché troppo alte o troppo basse rispetto a quella di partenza. Ebbene, il soggetto sperimentale, trovandosi a rispondere per ultimo o penultimo, di fronte alle risposte errate degli altri membri del gruppo, pur consapevole che si trovava davanti a un errore, si adeguava alle risposte degli altri e indicava anch’egli la linea sbagliata.
 
E SE INVECE CI SENTISSIMO PROTETTI?
A volte è difficile mettersi apertamente in contrasto con gli altri in una situazione sociale. Asch pensò dunque a una variante dell’esperimento, il quale prevedeva che, visto che il volontario si era presentato in ritardo, non avrebbe espresso la sua opinione ad alta voce:  l’avrebbe invece silenziosamente annotata su un foglio dopo aver sentito le risposte del resto del gruppo. In questo caso, le risposte del partecipante erano giuste, nonostante la pressione del gruppo verso la risposta sbagliata.
CONCLUSIONI
Le statistiche finali ci dicono che il 75% dei soggetti si adeguò all’ideologia del gruppo almeno una volta su 12 somministrazioni. I soggetti sperimentali diedero risposte palesemente errate nel 32% dei casi, mentre, senza il condizionamento del gruppo, le risposte esatte salivano al 98%. In un’altra variante fu introdotto un complice che rispondeva sempre correttamente, in questo caso la percentuale di risposte errate fu solo del 5,5%.
Tutto questo suggerisce che, per avere delle risposte sincere, bisognerebbe garantire la possibilità di esprimere le proprie opinioni in modo da sentirsi protetti dal giudizio degli altri, che troppo spesso finisce per offuscare il nostro.
E voi, cosa ne pensate? In quali situazioni ci sentiamo più inclini a conformarci? Quali sono i temi su cui secondo voi è diventato difficile esprimersi con sicurezza?