Errori grammaticali

Gli errori più comuni nella grammatica italiana
parte 2

Ebbene sì, sono tornata, per la vostra gioia, a improvvisarmi insegnante d’italiano. Perchè? Sarò sincera: stando alle analisi del mio blog, l’articolo più visualizzato di tutti (anche dopo periodi di blackout totale, per i quali mi scuso enormemente), è proprio quello dedicato agli errori più comuni nella grammatica italiana.

Dopotutto a chi non è mai capitato, magari prima di mandare un sms o una mail importante, di consultare il web in fretta e furia al fine di evitare figuracce? Ok, magari lo faccio solo io, perché sono pignola, ma vi assicuro che una paranoia in più può davvero risparmiarvi delle brutte figure!

Anche perché… i dubbi che attanagliano gli italiani sono più o meno sempre gli stessi. Oltre a “glielo o gliel’ho”, “gli ho detto o le ho detto”, “ce o c’è”, analizzati all’interno dell’altro articolo, troviamo tante altre situazioni in cui ci si blocca poiché colti dal dubbio. Si scrive po’ con l’apostrofo o pò con l’accento? Si scrive fu o fù? Esiste il maschile di “entusiasta”?

In questo articolo troveremo risposta a queste domande e a molte altre.  Esamineremo elementi di grammatica, in generale, ma anche errori ortografici e l’uso improprio di alcune parole. Pronti? Cominciamo!

1. Come si utilizza correttamente l’aggettivo entusiastaEntusiasta è un aggettivo che rimane invariato per genere, ovvero non esiste la sua forma al maschile.

es. Greta è molto entusiasta del suo lavoro.

es. Filippo è entusiasta del suo prossimo viaggio in Giappone.

2.  Si scrive altro che staccato o altroché attaccato?

Entrambi sono corretti ma in base al contesto assumono un significato differente. Altroché viene impiegato all’interno di frasi esclamative per affermare qualcosa in maniera enfatica. Può essere inteso come “certamente, senza dubbio”. 

es. “Ti piace la mia nuova macchina?” “Altroché!”

La grafia separata “altro che”, invece, serve per indicare esclusione o preferenza rispetto a un altro elemento.

es. Altro che giornata di riposo, ho lavorato tutto il giorno…

3. Un po’ in tutte le salse

È uno degli errori che vedo fare davvero frequentemente, forse la locuzione partitiva più maltrattata di tutte. Assume spesso la forma di pò accentato, ogni tanto di po senza apostrofo ma l’unica corretta è  po’ apostrofato. Come ricordarlo? Basta tenere a mente che po’ non è altro che il risultato del troncamento di “poco”.

4. Ma rimaniamo sempre nell’ortografia. Quante volte vediamo scritto, purtroppo anche i canali importanti quali la stampa digitale, “fa” accentato? E quanto spesso tocca a “fu” lo stesso destino? Per quanto riguarda il caso di fu o fù non devono esserci dubbi: il fu senza accento è l’unico corretto.

es. Il mio tentativo di aiutarlo fu del tutto inutile. 

Per quanto concerne il “fa”, invece, occorre fare delle precisioni. Esiste infatti la sua forma accentata e con l’apostrofo. Quando si usano? Be’, il “fa” accentato si utilizza all’interno di parole composte, mentre quello con l’apostro è semplicemente la forma imperativa della seconda persona singolare del verbo fare. Per approfondimenti sul tema, vi rimando all’Enciclopedia Treccani.

es. Tanti anni fa, al posto di quella fabbrica c’era un bel parco verde.
es. Ri il letto molto velocemente
es. Fa’ un po’ come ti pare, allora!

5. Spostiamoci ora su un altro caso di termine scritto in maniera errata. Mi riferisco alla locuzione avverbiale “in fondo”, spesso scritta attaccata (infondo). Non è assolutamente la stessa cosa, anzi. In fondo si scrive staccato se impiegato come locuzione avverbiale, attaccato nel caso s’intenda la prima persona singolare del verbo ‘infondere’. Per intenderci:

es. Voleva solo aiutarla, in fondo lo ha fatto per il suo bene.
es. Infondo coraggio ai miei soldati.

6. Malauguratamente i casi non sono finiti. No, non l’ho detto per essere tragica: volevo solo usare un sinonimo dell’avverbio purtroppo, perché ora parliamo di lui. Dunque, sebbene sentiate dire nel parlato “pultroppo” con L, sappiate che questa forma non esiste né nel parlato né nello scritto. La forma corretta è con R e si scrive tutto attaccato (pur troppo è infatti altrettanto sbagliato).

7. Introduciamo ora un vocabolo impiegato spesso in maniera errata. Biasimare non significa altro che disapprovare, criticare, condannare. Dunque, inserito in un contesto negativo come:

es. Non posso biasimare Luca per la sua scelta, ma ovviamente ci saranno delle conseguenze. 

Intendiamo dire che non vogliamo condannare Luca per la scelta che ha fatto, non che lo stiamo condannando!

Questo articolo mi sembra già abbastanza denso così com’è e non voglio tediarvi oltre. Sarei però felice di sapere se vi è stato utile e più che disponibile ad aiutarvi a risolvere altri dubbi: non dovete fare altro che segnalarmelo lasciando un commento qui sotto!

Are you trying to learn Italian language? Please leave me a comment and I’ll do my best to help you!

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