meeting

Greta si ricordò della riunione con il Capo Supremo solamente dopo essere arrivata in ufficio e averlo trovato vuoto. Corse fino alla sala riunioni e spalancò la porta senza alcuna grazia, facendola quasi sbattere contro la parete: erano già tutti seduti al loro posto intorno a un lungo tavolo, ma ancora mancava l’ospite più importante. Individuò il suo capo seduto tra la sua bionda assistente e una sedia vuota. Si voltò per richiudere la porta, ma proprio in quel momento fece il suo ingresso un uomo calvo, alto quasi due metri e magro come un chiodo. A Greta sembrava un incrocio tra un grillo e un alieno.
<Buongiorno!> esclamò, guardandola.
<Salve, signor…> cominciò lei, ma si bloccò, inorridita, perché a forza di chiamarlo con soprannomi non si ricordava più il suo cognome.
<Mi rallegra sapere che non si ricorda il mio cognome, signorina…> fece lui, zittendosi poi a sua volta.
<Fontana!> squittì una voce.
Greta e il Capo Supremo si voltarono e videro che l’assistente bionda si era persino alzata in piedi per corrergli in aiuto.
<Giusto!> esclamò lui, tornando a guardare Greta. <Signorina Fontana, da quanto lavora in questa azienda?>.
<Sono all’ottavo mese di stage> rispose lei.
Lui aggrottò la fronte.
<Da quando esistono stage così lunghi?>.
<Sono sei mesi di stage più sei> spiegò lei.
L’espressione del Capo Supremo tornò a rilassarsi.
<Ah, ora comprendo. D’accordo, quindi deduco che abbia ancora molto da imparare, vada pure a sedersi>.
Greta quasi inciampò mentre si allontanava da quella strana creatura.
<Che figure mi fai fare?> sibilò a denti stretti il suo capo, senza guardarla. Greta rimase stupita ancora una volta dalle capacità da ventriloquo di quell’uomo.
<Nemmeno lui si ricordava il mio cognome> ribatté lei, offesa.
<Sei solo una stagista, Greta, è ovvio che non se lo ricordava!> sussurrò l’assistente bionda, roteando gli occhi.
Greta si sforzò di pensare a qualcosa di diverso da un insulto, ma non ci riuscì, perciò rimase in silenzio e spostò l’attenzione sul Capo Supremo, già intento a illustrare il grafico apparso sullo schermo alle sue spalle.
<…Va monitorata costantemente, dato che sono troppi i fattori che ogni giorno la condizionano>.
<Sono d’accordo> intervenne l’uomo seduto davanti a Greta, <ma al momento è poco fattibile, ci mancano le strumentazioni adeguate>.
<Questo è un problema assolutamente risolvibile> ribatté il Capo Supremo. Poi, improvvisamente, fissò Greta e le puntò un dito contro: <Fontana, cosa credi che intenda dire?>.
Greta sentì il suo capo muoversi nervoso sulla sedia accanto a lei e immaginò che morisse dalla voglia di rispondere al posto suo.
<Che l’azienda ha abbastanza soldi per permettersi questa spesa?> chiese Greta.
Qualcuno ridacchiò, altri scossero la testa mentre il Capo Supremo strabuzzò gli occhi ed esclamò: <Esattamente! Ricordatevi sempre, tutti, che i soldi qui non mancano, men che meno se si tratta di investirli in qualcosa di utile!>.
Greta pensò, inevitabilmente, di non essere un investimento particolarmente utile dato che su di lei avevano investito ben pochi soldi. Il Capo Supremo, quasi le avesse letto nel pensiero, si rivolse a lei dicendo: <A questo proposito, quanto prendi di stipendio?>.
<Prendo 600 euro al mese, signore>.
Lui si mise le mani sulla testa, producendo il suono sonoro di uno schiaffo e spalancò ancora di più gli occhi: <Scherziamo? Questo non è uno stipendio!>.
<Infatti si tratta di un rimborso spese> precisò la responsabile dell’ufficio amministrativo, <gli stagisti non percepiscono uno stipendio>.
<Per questo ce ne sono così tanti che girano qui?> domandò il Capo Supremo.
La donna arrossì, visibilmente a disagio.
<Be’, sì, c’è un bel ricambio, ma è un modo per dare a più giovani l’opportunità di lavorare in una grande azienda come la nostra…>.
Lui scacciò via quell’idea con un gesto della mano, l’espressione schifata.
<Ma per favore, sono tutte idiozie! Com’è che non ne sapevo nulla?>.
Greta guardò il suo capo, sforzandosi di non ridere, e vide che lui era come pietrificato.
<È sempre stato strambo, ma oggi si sta davvero superando> mormorò, senza quasi muovere le labbra.
<Sembra fatto di qualcosa> aggiunse la bionda assistente.
<Occorre rimediare> dichiarò il Capo Supremo. Si rivolse nuovamente a Greta: <Oggi stesso avrai un contratto vero, te lo garantisco>.
<La ringrazio, signor…> cominciò Greta e di nuovo si bloccò.
<Manfredi> disse lui, paziente.
<Manfredi> ripeté lei, più a se stessa che a lui.
<D’accordo> disse il Capo Supremo, sfregandosi le mani e tornando a rivolgersi anche al resto dei presenti, <Io sono partito subito dicendo il mio, ma ora che ci penso stava a voi dirmi il punto del giorno, o sbaglio?>.
<Ehm, sì> tossicchiò una donna sulla quarantina, raddrizzandosi sulla sedia.
<Dunque?> incalzò il Capo Supremo.
<Sì, ecco, il punto saliente di oggi sarebbe il fatturato…> rispose lei.
<Di quanto siamo sopra?> chiese lui, allegramente.
<Non siamo sopra… siamo sotto> mormorò debolmente la donna.
<Ah> disse il Capo Supremo e lo sguardo cadde di nuovo su Greta.
<Stage?> fece lei.
<Stage> confermò lui.