Era bellissima, in molti la desideravano, ma lei non voleva nessuno. Per anni rifiutò la schiera di pretendenti che s’innamorarono di lei, chiusa nel suo strano tormento. Poi, un giorno, conobbe l’amore: un ometto piccolo e malato, di molti anni più grande di lei, che, senza sforzo alcuno, conquistò il suo cuore. Ma il fratello di lei non vide di buon occhio questa unione: era malato della stessa malattia del fidanzato della sorella, una malattia provocata dalla polvere della miniera, che anni prima aveva colpito anche i loro genitori. Era talmente ossessionato dalla questione che cercò in un tutti i modi di dividerli, raccontando bugie a entrambi per creare zizzania tra loro, ma finendo solo per unirli ancor di più. Lei soffriva molto per il comportamento del fratello, ma sapeva che lui, non avendo mai conosciuto l’amore, non poteva capire la forza di quel sentimento e la sua totale irrazionalità.
Un giorno venne chiamata a casa sua, perché la malattia era peggiorata. Le mostrò il torace cosparso di granelli di polvere e le mani altrettanto impolverate, esclamando: <Guardami! Così diventerà lui e non potrà più sfiorarti!>. Lei sorrise, paziente, e lo rassicurò che amandolo molto, nemmeno la polvere sarebbe mai stata un problema.
Il fratello finì per arrabbiarsi ancora di più e la cacciò via malamente. Non poteva sopportare oltre la cecità della sorella, che avrebbe meritato di meglio, e per questo architettò un piano per eliminare il disgraziato di cui si era innamorata.
Sapeva che verso l’alba lui aveva l’abitudine di fare una camminata vicino al lago, glielo aveva detto tante volte la sorella, perché giovava alla salute, l’aria di lago.
Lui viveva in una casetta sulla collina, perciò per arrivare fino al lago occorreva percorrere una stradina che dava su uno strapiombo. E così, quella notte, il fratello di lei si appostò dietro alcuni cespugli e attese che l’ometto uscisse per la sua solita passeggiata. Finalmente, prima che il sole sorgesse, quando ancora c’era buio, scorse una figura incappucciata sulla soglia di casa richiudere la porta dietro di sé e avviarsi verso il sentiero. Le corse dietro immediatamente, attento a non far rumore, ma rapido, perché lo strapiombo si trovava all’inizio del cammino. In breve tempo raggiunse la figura, l’agguantò per le spalle e la fece voltare verso di lui. Gli occhi della sorella lo implorarono, terrorizzati. Lui, accortosi del terribile errore, fece per tirarla verso di sé, ma la donna era così spaventata che indietreggiò, prima un piede e poi l’altro, finché non cadde nel vuoto. Un urlo strozzato uscì dalla bocca del fratello, scioccato per quanto accaduto. Non ebbe il coraggio di guardare oltre lo strapiombo, non lo avrebbe sopportato. Rimase lì un’ora, forse un giorno, forse un minuto, poi si voltò e andò dritto a casa, chiudendosi nella sua disperazione.
Non raccontò mai a nessuno quello che aveva fatto, nemmeno quando apprese che lui, l’ometto malato, una volta scoperto l’accaduto non aveva resistito nemmeno un minuto senza di lei e l’aveva raggiunta, gettandosi al suo fianco. Qualcuno aveva tentato di fermarlo, ma invano.

I due innamorati, però, erano rimasti poco tempo distesi l’uno accanto all’altra, perché i granelli di polvere si erano depositati rapidi sui loro corpi, strato dopo strato. E quando d’un tratto si era alzato un forte vento, la polvere era volata via, lasciando tutti allibiti: sulla nuda pietra non c’era corpo alcuno, solo alcuni residui di polvere.

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