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Quel sabato a Greta toccava andare in ufficio. Tuttavia era relativamene contenta, perché sarebbe stata da sola: niente capo, niente collega, niente di niente. Già assaporava l’idea di mettere i piedi sulla scrivania e gustarsi un croissant caldo al cioccolato con il cappuccino presi alla caffetteria di sotto.
Non appena vi entrò l’accolse un confortante profumo di dolci e l’inconfondile aroma del caffè. Con gli occhi puntati su brioche e ciambelle, s’incamminò inebetita verso il bancone, finché una voce familiare non la chiamò.
<Greta!>.
Lei si voltò, inorridita, verso quell’improvvisa fonte di irritazione e vide il suo capo accomodato a un tavolino poco distante da lei. Quasi non lo riconobbe senza il solito completo, ma le sembrò subito più umano in jeans e maglietta.
<Signor Morelli, buongiorno> disse Greta sforzandosi di sorridere.
<Prendi pure la colazione e raggiungimi qui, faccio aggiungere una sedia nel frattempo> fece lui non appena la vide avvicinarsi.
E così, qualche minuto dopo, Greta si ritrovò seduta di fronte al suo capo, sorseggiando imbarazzata il suo cappuccino e sforzandosi di mangiucchiare con grazia il croissant, che in realtà avrebbe potuto divorare in un paio di morsi.
<Verrà anche lei in ufficio?> gli domandò dopo un po’.
<Oh, no> rispose lui, facendo un ampio sorriso, <sono solo venuto a fare colazione, abito nelle vicinanze>.
<Quindi non deve parlarmi di lavoro?> insisté lei, che si sentiva meno a disagio davanti ai suoi rimproveri in ufficio piuttosto che a quell’aria allegra e informale.
<No, ti ho vista da sola e ho pensato volessi un po’ di compagnia durante la colazione> replicò il capo.
“Certo non la tua” pensò lei immergendo distrattamente il cornetto nel cappuccino. Quando lo portò alle labbra finì per sbrodolarsi il mento; alzò lo sguardo e si accorse che sul tavolino non c’erano tovagliolini.
<Aspetta> fece il capo e si alzò per rubare dal tavolo vicino il portatovaglioli. Gliene porse subito uno, che Greta afferrò riconoscente. Dopo quell’episodio si sentì ancora più imbarazzata e terminò la colazione senza aggiungere altro. Poi, con la scusa di dover andare al lavoro, si alzò dal tavolo.
<Devo scappare di sopra, grazie per… per la chiacchierata> mormorò senza guardarlo, mentre recuperava la borsetta che aveva appeso allo schienale della sedia.
<Ti accompagno> disse lui, alzandosi a sua volta.
<Vuole assicurarsi che fili dritta in ufficio?> lo punzecchiò lei, senza preoccuparsi di nascondere il suo malumore.
<Non sono un cane da guardia> replicò lui, serio. Aprì la porta e attese che Greta passasse per prima.
<D’accordo> fece lei.
<Non mi sembri convinta> commentò il capo. <Sai, ormai è quasi finito il tuo anno di tirocinio e ho notato che non hai socializzato con nessuno>.
Quell’osservazione la colse alla sprovvista.
<Ma non è assolutamente così!> esclamò, offesa. <Ho fatto amicizia con molte persone>.
<Ah sì?> fece lui.
<Sì> confermò Greta, <sono diventata amica di Cristina>.
<Cristina l’hai conosciuta quando stava finendo il suo stage, sarete state insieme quanto? Giusto un paio di settimane, forse> disse lui.
<Tre> lo corresse lei. <E ci sentiamo ancora>.
<Va bene, va bene> concesse lui, alzando le mani in segno di resa, <ma io intendo dire sul lavoro. Attualmente c’è qualcuno con cui hai legato?>
Greta ci pensò su. Si sforzò di trovare un nome… nulla. Scosse la testa.
<No, però tanto tra poco me ne andrò>.
<Sarebbe però un fallimento, anche da parte nostra, lasciarti finire questa esperienza senza aver creato legami> dichiarò il capo, grattandosi il mento. Poi d’un tratto sembrò illuminarsi: <Settimana prossima faremo team building!>.
<Team building?> ripeté Greta, perplessa.
<Sì, per socializzare fuori dal lavoro. Come abbiamo fatto noi due stamattina> aggiunse, strizzandole l’occhio.
Greta lo fissò, smarrita: se vederlo fuori dal lavoro per puro caso l’aveva traumatizzata, cosa poteva aspettarsi da quella proposta?
<Avanti, non fare quella faccia, vedrai che ti farà bene> la rassicurò.
Ma il cervello di Greta si era già messo in moto, alla ricerca di una scusa credibile per non presentarsi la settimana dopo.

[To be continued…]

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