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Ancora un paio di giorni e il tirocinio di Greta sarebbe finito, ma restava ancora una cosa da fare. Disinteressata com’era da ciò che la circondava, non si era mai presa la briga di conoscere meglio le persone con cui lavorava; eppure dopo il pomeriggio trascorso sul campo da tennis, si era accesa in lei la curiosità di sapere se ci fosse del tenero tra il suo capo e l’assistente bionda. Non aveva un grande intuito per quel genere di cose, ma qualcosa le suggeriva che fosse meglio non chiederlo esplicitamente a nessuno dei due. C’era però una terza persona che poteva essere informata sui fatti…
<Mara?> chiese alla collega, rompendo il silenzio del primo pomeriggio.
Lei non sollevò nemmeno lo sguardo dal foglio che stava leggendo.
<Cosa c’è?>.
<Tu sai per caso se il capo e l’assistente stanno insieme?>.
A quella domanda, Mara alzò la testa di scatto.
<Ma come ti salta in mente?>.
<Mi sembra che lei gli sia molto affezionata. E poi passano tanto tempo insieme> aggiunse facendo spallucce.
<Quindi? Il tempo che passano insieme è sempre all’interno dell’orario di lavoro> precisò la collega, a denti stretti.
Greta rimase sorpresa dalla rabbia di Mara.
<D’accordo, mi sono sbagliata> ritrattò, ma non riuscì a trattenersi dal domandare: <Perché sono via da stamattina, allora?>.
Mara si alzò in piedi, rossa in viso.
<Avevano appuntamento con un cliente che ha la sede a 50 chilometri da qui> sbottò, <staranno comunque per tornare!> e uscì dall’ufficio sbattendo la porta dietro di sé.
Greta, che stava già per lasciar perdere, divenne di nuovo curiosa dopo la reazione della collega. Tornò a concentrarsi sul suo file di Word, poi improvvisamente la porta si aprì ed entrò l’assistente bionda seguita dal capo.
<Eccovi di ritorno, finalmente> disse Greta, seria, incrociando le mani davanti a sé.
Nessuno dei due parve cogliere la nota di rimprovero nella sua voce, si limitarono a salutarla.
<Com’è andata dal cliente?> chiese, mettendo l’accento sull’ultima parola.
<Molto bene, direi> rispose il capo, mentre si toglieva la giacca e la sistemava sullo schienale della sedia, <Gemma ha saputo essere molto convincente>.
L’assistente bionda fece un gesto con la mano, come per scrollare via quel complimento, ma non riuscì a trattenere un sorriso.
<Ce lo siamo portati a casa, ma è stato merito di entrambi>.
<Molto bene> fece Greta. Tossicchiò. <Siete stati via un bel po’>.
<Sì, be’, il posto non era proprio dietro l’angolo> ribatté il capo distrattamente, mentre si accomodava, <Mara dov’è?>.
<Non lo so> ripose Greta.
Lui la fissò alzando un sopracciglio.
<Ma è qui, giusto? Vedo la borsa…>.
<Sarà andata in bagno o a bersi un caffè> tagliò corto Gemma.
<No, non penso> replicò Greta.
<E allora dov’è andata?> insisté il capo.
<Abbiamo discusso, è uscita dalla porta, ma non mi ha detto dove fosse diretta>.
<Perché avete discusso?> fece Gemma, d’un tratto incuriosita dalla conversazione.
Greta sospirò e si fissò le mani.
<Mi spiace, ma non ve lo posso dire>.
Alzò lo sguardo appena in tempo per vederli scambiare un’occhiata perplessa. Il capo stava per farle una domanda, quando rientrò Mara con un bicchiere di caffè in mano.
<Eccovi, com’è andata?> chiese. Fece il giro della scrivania per sedersi, ma si accorse che qualcosa non andava. <Che succede?>.
<Greta dice che avete discusso, ma non sappiamo il perché> rispose subito Gemma.
Mara bevve un sorso di caffè, poi disse, calma: <Greta è stata impertinente come tante altre volte, nulla di cui preoccuparsi>.
<Non sono impertinente!> si difese lei. Tutti e tre si voltarono a guardarla con un sopracciglio sollevato.
<Fammi sorridere allora, come mai è stata impertinente, questa volta?> chiese il capo. Poi, prima qualcuno avesse il tempo di rispondergli, si rivolse a Gemma: <Mi prendi un caffè, per favore? Grazie>. L’assistente esitò, poi annuì, visibilmente scocciata, e uscì.
<Greta ha insinuato che hai una relazione con Gemma> disse Mara, all’improvviso.
<Non l’ho insinuato, ho solo chiesto a te che li conosci da più tempo se stessero insieme> precisò subito Greta.
<Non ti è mai importato nulla di tutto questo, Greta, dovevi proprio spingerti a fare una domanda del genere?> replicò il capo.
<Vero, non mi importa, ma è stato lei a dire che non dovevo andarmene da qui senza prima conoscervi meglio> rispose lei.
<Mi prendi anche in giro?> sbottò lui.
<Ma ci ha visto giusto?> intervenne d’un tratto Mara, <State davvero insieme?>.
<Buon Dio!> esclamò il capo, scuotendo la testa.
In quel momento entrò l’assistente bionda.
<Ecco il caffè> cinguettò.
<Senti, Gemma, dato che ci siamo> disse Greta, <Lo chiedo a te: tu e il capo state insieme, per caso?>.
Lei lasciò cadere a terra il bicchiere di caffé, che schizzò ovunque sul pavimento.
<Come… perchè…> balbettò e si voltò a guardare il capo, in cerca di aiuto.
<Non preoccuparti, Gemma> si affrettò a dire, <Greta oggi ha deciso di superarsi>.
<Però la domanda che ha fatto è molto semplice> intervenne Mara, a sorpresa, <quindi perché non risponderle?>.
<Perché la risposta mi sembra piuttosto ovvia, Mara, non ti ci mettere anche tu> sbottò il capo. <Adesso, per favore uscite, devo parlare a quattr’occhi con Greta>.
Le due, seppur riluttanti, obbedirono e li lasciarono soli. Per un po’ rimasero in silenzio.
<Sono stata inopportuna?> domandò infine Greta.
<Tu che dici?> scattò lui, fulminandola.
<Ma se mi sbaglio, perché c’è stata tutta questa tensione?> chiese lei.
<Perché non hai colto il punto, Greta> sospirò il capo, calmandosi. <Io non ho una relazione con Gemma, ma credo che sia lei che Mara nutrano dei sentimenti nei miei confronti>.
<Oh> fece lei. E non aggiunse altro.
<Ti sembra così assurdo?> chiese lui. Sembrò reprimere un sorriso.
<Un po’> ammise lei, stringendosi nelle spalle. <Senza offesa> aggiunse poi.
<Nessuna offesa> fece lui, tranquillo. <Sai, stiamo per entrare in un periodo carico di lavoro, sarebbe comodo per noi avere qui una risorsa già formata> aggiunse d’un tratto.
<Mi sta chiedendo di restare?> chiese Greta, senza nascondere la sua sorpresa.
<L’idea è quella, sì> replicò il capo.
<Non ne ha ancora abbastanza di me?> domandò lei. Lo chiese in un tono talmente serio che risero entrambi.
<Sono sicuro che ci sorprenderai ancora> le ripose infine.
<Non vedo l’ora> dichiarò Greta.