carnevale greta

Greta si portò alle labbra il bicchiere e per poco non sputò il cocktail. Le persone che erano lì con lei, invece, lo sorseggiavano con evidente soddisfazione, tanto che la ragazza che glielo aveva suggerito quando non sapeva cosa ordinare le chiese: <È buonissimo, vero?>.
<Mh mh> fece Greta bagnandosi nuovamente le labbra con quel liquido disgustoso. Poi, approfittando di una distrazione della ragazza, si voltò e versò rapidamente il cocktail nel vaso di una piantina. Non aveva ancora terminato di vuotarlo quando si accorse che la pianta si muoveva. Per un attimo pensò di essere ubriaca, poi realizzò con orrore che il suddetto vegetale faceva parte del costume della signora accanto a lei. Senza indugiare oltre, ficcò il bicchiere tra le mani del ragazzo che aveva di fronte e s’inventò di dover andare in bagno. Che gran fortuna avere una maschera che le copriva metà viso! Era alla festa da appena mezz’ora e aveva già mentito una decina di volte sul suo nome e sul ruolo che aveva all’interno dell’azienda. Ridacchiando al pensiero di quanti aveva ingannato, si avventò sul buffet di dolci per concedersi una frittella.
<Greta, pensavo saresti stata più originale col tuo costume> osservò una voce familiare alle sue spalle.
La ragazza si voltò lentamente e si ritrovò faccia a faccia con il conte Dracula.
<Senti chi parla> replicò lei addentando la frittella.
<Be’, sì è un classico> ammise lui. <Anche se…>. Alzò le braccia lateralmente e il mantello nero si sollevò a formare due ali da pipistrello.
<Niente male> ritrattò Greta, poi si leccò le dita per tirare via lo zucchero. Il capo le porse un tovagliolino di carta senza commentare.
<Hai portato qualcuno con te?> le chiese d’un tratto, guardandosi intorno.
<Oh, no, sono venuta da sola> rispose lei, inorridendo al solo pensiero di dover costringere qualche amica a una festa aziendale.
<E hai già visto Mara e Gemma?> domandò, sempre tendendo il collo verso la folla.
<Gemma sì> annuì. <Non che sia tanto difficile da individuare> aggiunse, puntando il dito verso una ragazza vestita con un costume in stile settecentesco.
<Almeno si è sforzata di indossare qualcosa che non fosse solo una maschera> ribatté lui.
<A carnevale lo scopo è non farsi riconoscere> disse Greta.
<Io ti ho riconosciuta> osservò lui. <Ma cosa intendevi dire? Non starai mica andando in giro a combinare guai, vero?>.
<Sta arrivando Gemma, divertitevi!> esclamò lei e si dileguò tra la folla senza rispondere.
Passò tra Catwoman, Superman, Aladdin e una sfilza di altri personaggi, poi finalmente raggiunse la vetrata che dava sulla terrazza. Benché non dovesse fumare né avesse necessità di parlare in tranquillità con qualcuno in particolare, decise di uscire fuori. Per essere una sera dei primi di marzo si stava bene, quasi fosse primavera inoltrata. Greta si avvicinò al muretto e vi poggiò le mani, godendosi la vista della città illuminata nella notte.
<Amanda?> chiese qualcuno. Lei continuò a fissare imperterrita la finestra dell’edificio di fronte, incuriosita dalle sagome che si muovevano al suo interno. <Amanda?> ripeté la voce. Si voltò e notò che un ragazzo vestito da Peter Pan la stava osservando.
<Hai bisogno di qualcosa?> gli chiese, sollevando un sopracciglio da sotto la maschera.
<Sono… sono Thomas> tossicchiò lui, intimidito. <Stavamo bevendo qualcosa insieme prima che scappassi via>.
<Oh> fece lei. <Sono Amanda?>.
<Me lo stai chiedendo?>.
<Certo che no, so benissimo di chiamarmi Amanda>.
<Scusa, stavo solo scherzando>.
Greta cercò di rilassarsi ma si sentiva in trappola: quale scusa poteva inventarsi per fuggire, ora?
<Dunque lavori nell’amministrazione, eh?> fece Thomas, rivolgendole un sorriso. <Non è che potresti mettere una buona parola per sottoscrivere finalmente un contratto a tempo indeterminato?>.
<Sì, figuriamoci se mi darebbero ascolto> replicò lei e si tolse la maschera per bearsi un po’ dell’aria tiepida della sera.
<Ma se avevi detto di essere…> cominciò lui, ma una voce stridula lo interruppe:  <Gretaaa!>.
Entrambi si voltarono verso una ragazza vestita da Campanellino.
<Cristina?> domandò Greta, perplessa.
<Greta?> fece lui, altrettanto confuso.
<Perché quella faccia?> rise la nuova arrivata, baciando Greta sulla guancia, <Sono stata stagista, ma per un anno: non potevano non invitarmi!>.
<Avresti potuto avvisarmi che saresti venuta, però> la rimproverò Greta.
<È che non pensavo ci saresti stata, francamente> replicò Cristina. <Ero rimasta che odiavi tutti, al marketing>.
<Ma è così> confermò Greta, seria, poi entrambe scoppiarono a ridere.
<Dunque ti chiami Greta e lavori nell’ufficio marketing> riassunse Thomas. <Hai una gemella di nome Amanda che lavora in amministrazione o ti diverti ad andare in giro inventando nuove idendità?>.
<Conoscendola, direi più la seconda> rispose Cristina per lei.
<Sapete cosa? Dovreste fare due chiacchiere, voi due!> esclamò Greta, con stentata allegria. <Peter Pan e Campanellino: non può essere un caso!> e, prima che uno dei due potesse bloccarla, scappò via. Appena entrata, decise di recuperare la borsa dal guardaroba. Ci ficcò dentro la maschera e ne trasse fuori un foulard celeste, che si legò al collo: ecco, da adesso sarebbe stata solo Greta e tutte le altre idendità sarebbero state dimenticate. Quando tornò nel salone, scorse il capo in compagnia di Gemma e di un’altra donna travestita da Cleopatra. Dracula le fece segno di raggiungerli e solo quando si fu avvicinata si accorse che la terza persona era Mara.
<Greta, sei l’unica a non essersi travestita> la rimbeccò subito Gemma.
<Persino il signor Manfredi o, come lo chiami tu, il “capo supremo” si è preso la briga di travestirsi> aggiunse Mara accennando col mento a un signore alto e pelato vestito da uovo.
<Buon Dio!> esclamò Greta, fissandolo a bocca aperta, <Perché ha deciso di coprirsi di ridicolo in questo modo?>.
<È solo dotato di grande autoironia> lo difese il capo.
<Io lo trovo simpatico> aggiunse Gemma.
<Come vi pare> borbottò Greta, con un’alzata di spalle.
<Greta, perché non ci fai una foto?> propose Mara d’un tratto e, prima che potesse rispondere, le mise tra le mani il suo cellulare.
<Siete pronti?> domandò la ragazza, quando li vide in posa. <Al mio tre dite: “evviva l’uomo-uovo!”>.
Ma loro non dissero nulla e, anzi, sembrarono ammutolirsi. Greta abbassò il telefono e seguì il loro sguardo appena dietro di lei: Manfredi la guardava con le braccia incrociate sul petto. O meglio, sul costume rosa e cicciotto.
<Evviva l’uomo-uovo, eh?> le chiese. <Non stavi mica riferendoti a me?>.
<Be’, non so se in sala ci siano altri uomini travestiti da uovo> rispose Greta.
<Che ragazza impertinente!> esclamò Manfredi, poi scoppiò a ridere. Evidentemente l’alcol lo aiutava a stare allegro. <Ma stavate per fare una foto, da quanto ho capito. Dai, mettiti anche tu in posa con loro che ve la faccio io> la esortò, spingendola verso il terzetto. Greta andò a sistemarsi tra il capo e Mara, che le lanciò un’occhiataccia.
<Siete pronti? Al mio tre dite…>.
<È lei la ragazza che ha versato il cocktail nel mio vaso!> urò qualcuno all’improvviso, <La riconosco anche se è senza maschera, indossa lo stesso vestitino blu e gli stivaletti bianchi!>.
<Oh oh> fece Greta.
<Evviva l’uomo-calvo!> gridò Manfredi e il flash della fotocamera partì. Ma la foto non immortalò l’espressione confusa di Gemma, quella irritata di Mara e quella sconcertata del capo: gran parte della scena fu occupata da una signora vestita da fiore con una cintura da cui penzolavano tre piccoli vasi e dalla figura mossa di Greta, intenta a fuggire ancora una volta.

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