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Gli errori più comuni nella grammatica italiana
– parte 3

Eccoci qui con la terza parte de “gli errori più comuni nella grammatica italiana”.
In questo articolo ci concentremo soprattutto su dubbi di natura ortografica, dunque andremo a chiarire come si scrivono correttamente alcune parole. Vedremo che l’aggiunta di un apostrofo può cambiare totalmente il significato di un termine (c’entra o centra?), così come scrivere una parola attaccata o staccata determinerà se parliamo di un avverbio o un sostantivo (in contro o incontro?). Scopriremo che, mentre in alcuni casi non è da considerarsi errore scrivere in un modo piuttosto che in un altro, in altri, come già detto, potremo avere un cambiamento di significato, ma soprattututto vedremo che alcune grafie non sono da considerarsi delle alternative bensì dei veri e propri errori da evitare di commetterePronti? Cominciamo!

1. Si scrive c’entra con l’apostrofo o centra attaccato?
Be’, dipende da cosa intendete dire, ma scommetto che la risposta alla vostra domanda sta nella prima forma, ovvero nel senso di “entrarci” (v. intr). Scritto nella grafia c’entra, infatti, vogliamo intendere che c’è spazio sufficiente per stare in qualcosa o, in senso figurato, che c’è un’attinenza, una relazione con qualcos’altro. Ma facciamo degli esempi:

es. In questo vestito tua sorella c’entra (= ci entra) due volte!
es. Che cosa c’entra quello che dici con quello che stavo raccontando io? 

Nella forma centra, invece, ci si riferisce al verbo centrare dunque a “colpire nel centro” o, in senso figurato, a “cogliere, azzeccare”. Anche qui, un paio di esempi per chiarire:

es. Che bravo, centra sempre il bersaglio al primo colpo!
es. Non centra mai il punto della questione, bisogna sempre spiegargli tutto.

Di conseguenza anche le forme *centrare/*centrarci sono errate se usate quando ci si vuole riferire al primo caso citato.

2.  Si scrive d’accordo daccordo? D’altronde o daltronde?
Qui non c’è una scelta da fare, perché le uniche forme corrette sono quelle apostrofate

es. Siete d’accordo che occorre mettere l’apostrofo? D’altronde è la grammatica italiana che lo stabilisce! 🙂 

3. È corretta la grafia qual è o qual’è con l’apostrofo?
Sebbene siano diffuse entrambe e la grafia apostrofata sia presente anche nella letteratura del passato, la forma corretta rimane quella priva di apostrofo. Questo perché ci troviamo di fronte a un troncamento, non a un’elisione. Di conseguenza anche coniugando il verbo essere nella sua forma passata va rispettata la versione senza apostrofo. Invece, nella forma passata al plurale quali erano, bisognerà ricorrere all’apostrofo in quanto trattasi di un’elisione.

es. Qual’erano (= quali erano) i suoi cartoni animati preferiti?

4. Si scrive obiettivo oppure obbiettivo? Si impiegano diversamente a seconda del significato?
Entrambe le forme sono corrette e non variano a seconda del significato della frase in cui vogliamo inserirle. Tuttavia, oggigiorno la grafia più utilizzata è la prima, quella senza doppia b, che è anche la più vicina all’etimo latino obiectivum, da cui deriva.

es. L’obiettivo è acquistare un nuovo obiettivo per la macchina fotografica che non sia troppo costoso. 

5. Si scrive andare incontro o andare in contro?
Innanzitutto occorre precisare che la grafia “incontro” può riferirsi tanto a un avverbio quanto a un sostantivo. Facciamo subito due esempi per comprendere meglio:

es. Per non litigare, ha trovato un modo per andarle incontro e risolvere la questione.
es. L’incontro di oggi è stato una piacevole sorpresa. 

Chiarita questa distinzione, possiamo dire che con l’accezione di sostantivo non può essere scritto staccato, mentre se lo intendiamo come avverbio è possibile utilizzare la forma “in contro”. Generalmente la forma più utilizzata è comunque quella attaccata.

6. Beh, bhe, be’, bè/bé… ma come si scrive?!
Se ne ho scordato qualcuno, vi prego di perdonarmi. Allora, tanto per cominciare la forma accentata bè/bé non esiste, quindi se l’avete usate fino ad ora.. non fatelo più! Stesso discorso vale per la grafia bhe con l’acca calata in mezzo: è un errore ortografico.
Be’ e beh sono invece entrambe corrette, anche se tra le due è preferibile impiegare la prima. Si tratta di un’interiezione che è il risultato del troncamento di bene nel senso di «dunque, bene, ebbene» e viene utilizzato in frasi con valore concessivo, interrogativo, conclusivo.

es. Be’, c’era da aspettarselo…
es. Beh? Perché non rispondi?

E con questo ho terminato. Come al solito, sentitevi liberi di commentare qui sotto o di contattarmi per chiarire i vostri dubbi o per suggerirmi su cosa scrivere il prossimo articolo dedicato alla grammatica italiana.

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