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Dopo il mio articolo sul ritorno di Piccole Donne sul grande schermo, vi ripropongo questo film meraviglioso che si è appena conquistato 6 nomination agli Oscar 2020

Le sei candidature di Piccole Donne

La notizia delle sei candidature agli Oscar non mi coglie di sorpresa: pur non essendo una grande esperta di cinema, finito il film ho proprio pensato a quanto si meritasse dei premi. E le nomination sono arrivate, tra l’altro in categorie di tutto rispetto:

  • Miglior Film
  • Migliore Attrice non protagonista (Florence Pugh)
  • Migliore Attrice protagonista (Saoirse Ronan)
  • Miglior sceneggiatura non originale
  • Miglior Colonna Sonora
  • Migliori Costumi

Greta Gerwig, regista del film, si trova a competere con otto uomini, tra cui mostri sacri del cinema come Tarantino e Scorsese. Ma lo fa a testa alta, supportata dalle sue donne. Se della bravura di Saoirse Ronan (protagonista anche di Lady Bird con regia sempre della Gerwig) nel vestire i panni dell’intraprendente Jo March non c’erano dubbi, la vera rivelazione è stata invece Florence Pugh, che è riuscita a portare in scena una Amy molto fedele a quella descritta nelle pagine del romanzo della Alcott. Emma Watson ha invece interpretato Meg, la maggiore delle sorelle March, mentre il ruolo della più piccola, Beth, è stato affidato all’australiana Eliza Scanlen.

Tra presente e passato

La Guerra di secessione Americana fa da sfondo alla storia delle quattro sorelle, alle prese con i problemi tipici dell’adolescenza ma anche con quelli legati alla loro condizione di povertà. In questo adattamento cinematografico le Piccole Donne vengono raccontate attraverso balzi temporali tra presente e passato, facilmente distinguibili dai colori: caldi per caratterizzare l’infanzia e il periodo più spensierato delle ragazze, freddi per riportarci a un presente pieno di preoccupazioni e di responsabilità.

Si tratta di una scelta registica, considerato che la Alcott segue invece con ordine la vita delle sorelle da Piccole Donne, uscito nel 1868, a Piccole Donne Crescono, pubblicato nel 1869 e ambientato due anni dopo le vicende narrate nel primo volume.

Il riscatto delle Donne

La regista, oltre a rimescolare i fatti attraverso flashback e flashforward, non si limita a portare in scena la storia così com’è: ne fornisce una sua lettura, andando ad enfatizzare ulteriormente gli elementi caratteristici dell’opera. Lo fa soprattutto attraverso la figura di Jo March: determinata ad affermarsi come scrittrice, il suo desiderio si scontra con i pregiudizi dell’epoca, tant’è che si ritrova costretta a scrivere dietro pseudonimo. La sua volontà di emanciparsi va di pari passo con la consapevolezza che in quanto donna difficilmente riuscirà a mantenersi da sola; questo provoca in lei un ulteriore senso di ribellione verso un sistema sociale che vede le donne solo come mogli e come madri.

Non a caso la Gerwig fonde la personalità di Jo March con quella della scrittrice Louisa May Alcott, educata in maniera anticonformista da un padre, Amos Bronson Alcott, sostenitore dell’abolizione della schiavitù e del voto per le donne. Questo aspetto emerge soprattutto nei colloqui tra Jo e l’editore che dovrebbe pubblicare la storia di Piccole Donne: quella Jo, che proprio non vuole concedere il matrimonio all’eroina del suo romanzo, sembra dar voce alla filosofia della stessa Alcott, che infatti non si sposò mai.

Insomma, pur trattandosi di una storia ambientata nella seconda metà dell’Ottocento i temi trattati sono ancora molto attuali ed è facile riconoscersi nelle sorelle March e nel rapporto che le lega. Alla regista va il merito di essere riuscita a rendere ancora più attuale questo classico, restando fedele all’opera pur senza rinunciare a una sua interpretazione.

Il 9 febbraio ci sarà la cerimonia degli Oscar 2020 e spero di cuore che Piccole Donne possa portarsi a casa anche più di una statuetta…

E voi l’avete visto? Che cosa ne pensate?