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Chi era Persefone?

Secondo la mitologia greca, Persefone era la figlia di Demetra, la dea della terra e dei raccolti, e di Zeus, il re dell’Olimpo. Dopo essere andata in sposa ad Ade, il dio degli inferi, divenne a sua volta regina dell’oltretomba.

Nella mitologia romana è conosciuta con il nome di Proserpina, ma spesso viene chiamata anche Kore (dal greco ‘fanciulla‘).

Come veniva rappresentata?

Persefone compare sotto due aspetti diversi, perché due sono le sue nature: come Kore la troviamo rappresentata nelle vesti di una giovane ragazza, innocente e bellissima, quasi sempre in compagnia della madre e delle amiche Ninfe; come Persefone la vediamo nelle sembianze di una donna matura, dall’aria tenebrosa e solenne, al fianco del consorte Ade.

Nell’arte è stata spesso raffigurata con una corona di edera intorno alla testa e con una fiaccola in mano, come la madre Demetra, ma l’attributo che più la contraddistingue e a cui è legato il suo mito è il melograno.

Proserpina by Dante Gabriel Rossetti
Proserpina by Dante Gabriel Rossetti

Persefone e il mito del melograno

Il mito narra che un giorno Persefone, in compagnia delle Ninfe, era in cerca di fiori: proprio quando stava per cogliere un narciso, la terra si aprì in due e dalla voragine createsi fece la sua comparsa Ade, a bordo del suo cocchio. Prese la ragazza con la forza e la portò via con sé, nelle profondità della terra. Demetra, una volta appresa la notizia della scomparsa della figlia, assunse le sembianze di una vecchia e cominciò a cercarla in lungo e in largo, disperata, lasciando che le terre avvizzissero e che la gente iniziasse a morire a causa della carestia. Zeus decise allora di intervenire, in modo che Demetra riprendesse il suo posto tra gli dei e gli uomini tornassero a cibarsi dei frutti della terra. Mandò dunque Ermes negli inferi per recuperare la fanciullaAde non oppose resistenza, perché aveva già ingannato la ragazza offrendole un melograno: lei, mangiandone quattro chicchi, era infatti diventata la sua legittima consorte, legandosi per sempre a lui e al regno degli inferi.

Quando madre e figlia poterono finalmente riabbracciarsi, la terra smise di essere arida e rifiorì in tutta la sua bellezza. Ma ben presto Demetra scoprì l’inganno di Ade. Alla fine, con la mediazione di Zeus, giunsero a un accordo: Persefone avrebbe trascorso quattro mesi con Ade, nell’oltretomba, e otto mesi con Demetra, sulla terra. Durante i mesi in cui Persefone era costretta negli inferi, Demetra rendeva spogli gli alberi e povere le terre; quando invece era in sua compagnia faceva tornare frutti e fiori, dando così vita, secondo le credenze dei greci, al ciclo delle stagioni.

Non a caso, il frutto del melograno rappresenta anche la fertilità: durante i mesi invernali i suoi semi vengono impiantati nel terreno, durante la primavera fiorisce e dà i suoi frutti.

Omero e l’inno a Demetra

Questo episodio viene riportato anche da Omero nell’Inno a Demetra, una composizione inclusa nella raccolta degli inni omerici. I suoi versi costituiscono la fonte letteraria più antica in merito al mito di Persefone e Demetra.

Ne riporto due strofe*: la prima riprende il momento in cui Persefone riceve il benestare di Ade per andare via con Ermes; la seconda fa riferimento alle parole che Demetra rivolge alla figlia non appena si rivedono.

“Giubilò la saggia Persèfone, e un balzo
súbito die’, per la gioia. Ma un chicco soave lo sposo,
di melagrano le die’ di nascosto, perché lo mangiasse,
e a sé cosí provvide, perché non restasse la sposa
eternamente presso la Diva dal cerulo peplo.” 

“E presso me, presso il figlio di Crono che i nugoli aduna
abiterai, sarai segno d’onore fra tutti i Celesti.
Ma se quel chicco hai gustato, sotterra dovrai, nell’abisso
tornare ancora, e un terzo dell’anno abitare nell’Ade,
e a me vicino gli altri due terzi, ed agli altri Celesti.
Ma quando su la terra olezzino i fiori, e germogli.”
ogni famiglia di piante, dal buio nebbioso soggiorno
di nuovo tornerai, meraviglia ai Celesti e ai mortali.”

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* Fonte: Wikisource, Inni omerici/A Demetra/Inno