Autore: Philippa Gregory
Editore: Sperling & Kupfer
Prima edizione italiana: maggio 2020
Pagine: 415
Listino: € 19,90
Titolo originale: The Last Tudor

Trama “L’Ultima Tudor”

Il romanzo è ambientato in Inghilterra e copre l’arco di tempo che va dal 1550 al 1573. Suddiviso in tre parti, narra la storia delle sorelle Grey: Jane, Katherine e Mary, figlie di Frances Brandon, a sua volta figlia di Maria Tudor, sorella minore di Enrico VIII. Diversissime tra loro, le sorelle Grey condividono il peso del loro cognome, del loro rango, della loro parentela con la famiglia reale. Fin dall’inizio, quando Jane, appena sedicenne, viene incoronata regina contro la sua volontà, le tre sorelle vengono infatti usate come pedine nel gioco di potere degli uomini che le circondano. In una corte dove anche i muri hanno occhi e orecchie, dove i pettegolezzi che corrono di bocca in bocca mescolano bugie e verità, le tre donne capiranno, in momenti diversi, che non possono fidarsi di nessuno all’infuori di se stesse. Ma un destino avverso le attende e va oltre la loro volontà… 

L’Ultima Tudor è un romanzo storico che ripercorre un’epoca segnata dai conflitti religiosi tra papisti e protestanti, dove le alleanze nascono e muoiono per convenienza, i traditori vengono perdonati e gli innocenti condannati. Un’epoca dove i complotti a corte, quando non ci sono, vengono inventati per togliere potere e libertà. 

Le sorelle Grey: Jane, Katherine e Mary

Jane è una protestante devota, trascorre le ore a studiare e a pregare, o a scrivere lei stessa i suoi pensieri sulla religione. Non vuole sposarsi e non desidera essere regina, ma non può davvero scegliere: il matrimonio con Guilford Dudley le viene imposto. Quando suo cugino il re Edoardo VI muore e lei viene designata sua erede, nonostante sia terza nella linea di successione al trono dopo le cugine Maria I ed Elisabetta I, rifiuta. Non vuole sentire il peso della corona sulla sua testa, vuole essere libera. John Dudley, suo suocero, riesce però a convincerla di avere tra le mani la possibilità di mantenere la fede protestante, che verrebbe invece a mancare se la fervente cattolica Maria I, figlia di Enrico VIII e Caterina d’Aragona, salisse al trono. Jane accetta, si fida dei consigli di chi le sta intorno, si lascia guidare e si convince che può davvero garantire sicurezza ai protestanti. Eppure non immagina la sorte che l’attende e quanto, proprio la sua fede, giocherà un ruolo importante.

Katherine è costretta a sposarsi il giorno delle nozze di Jane con Henry Herbert, II conte di Pembroke, nonché figlio di Ann Parr, sorella minore di Caterina Parr, l’ultima moglie di Enrico VIII. Nonostante non sia innamorata, Katherine accetta di buon grado le nozze: quasi non le importa chi sia l’uomo che deve sposare, né che il suo matrimonio sia in realtà frutto di un disegno ben preciso pensato dai tre uomini più potenti di Inghilterra. Vuole vivere la sua gioventù, essere ammirata per la sua bellezza, essere amata. Stima Jane per il suo coraggio, per la sua fede incrollabile, ma la sua voglia di vivere non può essere confinata dalla religione né dalle regole della corte: sarà il cuore a decidere per lei, ma l’amore sarà anche la sua condanna.

Mary, infine, è la sorella minore. Affetta da nanismo, non si lascia abbattere dalla sua condizione, anzi, dal suo punto di vista è esattamente come tutte le altre donne: vuole innamorarsi, sposarsi, avere una famiglia. Cavalca con la schiena ben dritta, consiglia la sorella più grande e cerca di rendersi invisibile agli occhi di Elisabetta. Se Jane è una martire, disposta a tutto per la sua fede, e Katherine vive per l’amore, Mary è più interessata alla vita stessa e cerca costantemente un modo per sopravvivere a un mondo che vuole schiacciarle. Ma nemmeno lei è davvero libera di vivere, perché anche la felicità più pura richiede un prezzo altissimo da pagare.

Elisabetta I: la sovrana con in mano le chiavi del destino

Nonostante l’opera venga raccontata in prima persona a turno dalle tre sorelle Grey e si concentri sulle loro vite, a mio avviso la protagonista indiscussa del romanzo è lei, Elisabetta I. La regina è presente fin dall’inizio della storia come l’illegittima figlia di Enrico VIII: proprio per questo viene tenuta per un certo periodo lontana dalla corte e non viene considerata una principessa. Quando però, contro ogni previsione, Elisabetta sale sul trono di Inghilterra, per lei cambia tutto: ha la sua occasione per riscattarsi, per scrollarsi di dosso la sensazione di essere ancora considerata illegittima, per dimostrare che è lei l’unica vera erede al trono inglese.

La Gregory fa di Elisabetta I il ritratto di una donna capricciosa, a volte folle, spesso guidata dalle sue insicurezze e dalle sue manie di persecuzione: affida tutto questo alle parole delle protagoniste, che per tutta la vita subiscono, di riflesso o direttamente, le decisioni della donna. Probabilmente l’autrice calca la mano sui difetti della sovrana proprio perché sono le sorelle Grey a parlare di lei, delle angherie subite, dall’ingiustizia di dover vivere nell’ombra per permettere a Elisabetta di splendere

Elisabetta I, qui, non è solo una sovrana: è la donna innamorata di Robert Dudley, l’uomo che non può sposare e rendere re. Proprio perché lei non può convogliare a nozze con l’unico uomo con cui desidera stare, Elisabetta I proibisce alle sue dame di sposarsi, soprattutto senza il suo consenso. Sembra desiderare l’infelicità di chi la circonda, come se la felicità degli altri potesse adombrare la sua. Soprattutto, è terrorizzata dall’idea che qualcuno possa reclamare il trono, che così a fatica è riuscita a conquistare, col rischio di essere considerata nuovamente illegittima.

A conti fatti, Elisabetta I teme le sue cugine e chiunque ci sia nella linea di successione per il trono inglese. 

Elisabetta è rafforzata dalla sua vanità. Tutti coloro che le dicono che un’altra donna è preferibile a lei devono morire. Qualsiasi uomo che preferisce un’altra donna a lei deve essere esiliato.

Considerazioni

L’Ultima Tudor è il primo libro che leggo di Philippa Gregory, una delle scrittrici più autorevoli per quanto riguarda il romanzo storico. Il periodo che descrive è uno di quelli che preferisco della storia inglese, perciò è stato sicuramente interessante riscoprirlo attraverso gli occhi di tre donne di cui sapevo così poco. Ricostruire più di vent’anni di storia e condensarli in un libro di circa quattrocento pagine è, per certi versi, una vera e propria impresa. Il fatto più entusiasmante è proprio questo: tutto ciò che l’autrice racconta è basato su fatti realmente accaduti. Ovviamente la Gregory non può conoscere i pensieri delle persone coinvolte, non ne ha assaporato davvero le emozioni; così come alcuni dettagli sono liberamente introdotti dalla sua fantasia, perché questo è pur sempre un romanzo, non un saggio storico o una biografia.

Se da un lato stimo enormemente il lavoro fatto dall’autrice, dall’altro mi tocca ammettere che non sono riuscita ad apprezzarlo del tutto. La figura di Elisabetta I presentata una donna vagamente isterica, assolutamente immatura dal punto di vista politico, mi ha lasciata un po’ perplessa. L’insistenza, poi, di far credere che la sua decisione di non sposarsi derivasse solo dall’amore di Robert Dudley è un altro degli aspetti che mi hanno fatto storcere il naso: Elisabetta I, non dimentichiamolo, è stata una delle poche regine della storia che è riuscita a mantenere sia il trono che la libertà.

Riguardo invece le tre protagoniste, trovo che abbia reso molto bene le differenze caratteriali tra le sorelle, come se davvero le tre parti del libro fossero state scritte da tre persone diverse. Al contempo, ho un po’ faticato ad entrare in empatia con tutt’e tre, ma non posso svelare il motivo altrimenti rivelerei parte della storia!

Insomma, non si tratta di un romanzo particolarmente veloce, a tratti è ripetitivo, ma è comunque meritevole e sicuramente verrà apprezzato da chi, come me, subisce il fascino della storia moderna d’Inghilterra.

Classificazione: 4 su 5.