Autore: Ann Radcliffe
Editore: Elliot
Prima edizione: 1791
Prima edizione italiana: 2019
Pagine: 417
Prezzo: € 19,50
Titolo originale: The Romance of the forest

Trama “Il Romanzo della foresta”

Una carrozza lanciata a tutta velocità nella notte termina la sua corsa tra le rovine di un’antica abbazia nel sud della Francia, nel folto di una foresta, dove un inconsueto gruppo di fuggitivi trova finalmente riparo. Pierre e Constance De la Motte, nobili decaduti, si nascondono dalla legge e dai creditori; la giovane Adeline, la loro misteriosa protetta, si è unita ai De la Motte lungo la strada, consegnata da un manipolo di banditi. Il sollievo per il nuovo rifugio dura fino al giorno in cui il proprietario di quei boschi, l’ambiguo marchese di Montalt, mette gli occhi sulla ragazza. Tra la scoperta di sinistre reliquie del passato, incubi ossessivi e l’eco di un crimine commesso tra le mura dell’abbazia, Adeline comincerà a credere che il suo protettore sia coinvolto nei piani del marchese.

L’autrice

Madrina del romance del genere gotico, Ann Ward nasce il 9 luglio 1764 a Holborn. Di natura schiva e riservata, non ha amici e, al contrario di tante altre ragazze sue contemporanee, non tiene un diario. Cessa di scrivere romanzi a soli 32 anni: nessuno ha mai saputo il perché, ma alcune teorie sostengono che le sue storie l’avessero fatta diventare pazza; altre, invece, la vedono coinvolta in improbabili operazioni segrete nel ruolo di spia. Proprio a causa della mancanza di informazioni sulla vita Ann Radcliffe e dei misteri che aleggiano sul suo passato, la poetessa inglese Christina Rossetti deve rinunciare all’impresa di scrivere una sua biografia.

Ann Radcliffe è stata una delle autrici più famose della sua epoca, ma la sua fama, purtroppo, sembra essersi persa nel corso del tempo. Le sue opere vengono citate in “L’Abbazia di Northanger” di Jane Austen e “Shirley” di Charlotte Brontë. I suoi romanzi mescolano poesia, sentimentalismo e gotico, e hanno quasi sempre un’eroina bella e solitaria come protagonista che, prima di coronare il suo sogno d’amore, deve sconfiggere i suoi nemici e superare una serie di imprevisti. L’elemento soprannaturale viene trattato diversamente rispetto ai classici romanzi gotici: tutto, alla fine, ha una spiegazione logica, ma non per questo la suspense viene meno.

Il ruolo dell’Abbazia

Ci troviamo in Francia: Pierre De la Motte, nobile decaduto, fugge nel cuore della notte da Parigi in compagnia della moglie e dei due fedeli servitori: i creditori lo reclamano, ma lui ha sperperato tutto il suo denaro in vizi e non può far altro che fuggire. L’oscurità e la tempesta in atto, però, ben presto costringono i fuggitivi a fermarsi. La Motte bussa alla porta di una vecchia casetta solitaria per avere informazioni sulla città più vicina: l’uomo che gli apre lo convince a entrare fingendo di volerlo aiutare, per poi chiuderlo a chiave in una stanza senza dare spiegazioni. Successivamente, dopo alcuni minuti interminabili in cui De la Motte ode voci e passi, la porta viene finalmente riaperta e una bella ragazza viene strattonata al suo interno: è Adeline, l’orfana che sarà protagonista del romanzo. Il bandito che ha confinato entrambi ordina a La Motte di portare via la giovane e di non farsi più vedere, pena la morte.

Così, La Motte, già nei guai con la legge, si ritrova a dover fare da protettore ad Adeline e vede saltare il suo piano di raggiungere qualche villaggio ai confini del regno. La giovane, troppo sconvolta da quanto accaduto, non pronuncia una sola parola sul suo passato ma mostra fin da subito una grande riconoscenza verso i coniugi De la Motte. La comitiva, dopo alcuni giorni in viaggio, trova rifugio nei resti di una vecchia abbazia gotica nascosta nella foresta di Fontanville. Nonostante la struttura faccia venire i brividi, si fanno forza l’un ‘altro e in qualche modo riescono a rendere più accoglienti gli ambienti. Le giornate trascorrono abbastanza liete, nonostante ognuno sia afflitto da cupi pensieri. La Motte, più degli altri, inizia a comportarsi in maniera strana, assentandosi per ore e chiudendosi in silenzi lugubri di cui nessuno conosce la causa. Quando il marchese di Montalt, proprietario dell’abbazia, fa la sua comparsa all’improvviso, lo sguardo che si scambia con La Motte lascia intendere che i due si conoscano e che non corra buon sangue tra loro. Il marchese decide di non mandare via dalla sua abbazia gli inaspettati ospiti, ma prende a frequentarli sempre più assiduamente, senza celare il suo interesse per Adeline, un interesse che la giovane non desidera in alcun modo incoraggiare.

Tuttavia questo è solo l’inizio: dall’abbazia hanno origine tutti i misteri ed è il luogo dove si svolgono molti episodi chiave, nel presente e nel passato. Nel corso della storia, tuttavia, le vicende si spostano oltre i resti dell’abbazia e dalla foresta da cui è circondata, e ci portano sulle montagne della Savoia, sulle spiagge di Nizza e nelle aule di un tribunale di Parigi. Molti saranno i personaggi coinvolti e altrettanti i nodi da sciogliere: l’autrice legherà il destino di Adeline a quello degli altri protagonisti in modi inimmaginabili.

Considerazioni finali

“Il romanzo della foresta” cattura il lettore fin dalle prime pagine: desideriamo scoprire cosa sia accaduto ad Adeline, quale sia il segreto di Pierre de La Motte, e condividiamo l’angoscia della ragazza quando inizia a sospettare che il suo protettore abbia infine deciso di aiutare il marchese nel suo tentativo di conquistarla, nonostante il suo secco rifiuto. Restiamo col fiato sospeso davanti al susseguirsi di eventi che vedono protagonisti inganni, fughe, amori ritrovati e duelli mortali. Il mistero s’infittisce e il ritmo si fa sempre più incalzante, ma troppo spesso subisce brusche battute d’arresto.

Viene dato spazio ad arie e sonetti dal sapore malinconico che finiscono inevitabilmente per spezzare l’incantesimo che ci aveva tenuti incollati alle pagine fino a poco prima. La raffinatezza dello stile della Radcliffe, poi, porta spesso alla costruzione di frasi un po’ macchinose, oltre che a ripetizioni evidentemente non necessarie.

Un altro appunto riguarda la descrizione dei paesaggi. Premetto che forse sono vittima di un pregiudizio: ancora prima di approcciarmi alla lettura del romanzo, sapevo infatti che Ann Radcliffe non ha mai lasciato l’Inghilterra. Ecco, non so se questa cosa mi abbia condizionata, ma ho fatto davvero fatica a immaginarmi ciò che lei descriveva. Le descrizioni, per quanto minuziose, non sono risultate evocative: hanno tutto il sapore di qualcosa ricercato nei libri o in storie raccontate da altri. Ovviamente non escludo di essere in errore, d’altra parte la lettura è qualcosa di soggettivo. Fatto sta che una delle cose che apprezzo di più in uno scrittore è la sua capacità di trasportarmi nel mondo che ha creato, così da conservare vivide immagini di scene mai accadute.

Infine, sappiamo già che, nonostante Ann Radcliffe venga associata al genere gotico, non condivide con esso l’elemento soprannaturale. Ecco, nel caso specifico di questo romanzo credo che sia necessario un passo ulteriore: il gotico va ricercato oltre le rovine di un’abbazia, lo scheletro chiuso in un baule, gli incubi notturni, le pagine di un manoscritto misterioso e il coltello insanguinato. Per quanto mi riguarda, ciò che rende realmente gotico questo romanzo, più che le ambientazioni, è la presenza di sentimenti forti: violenza, odio, passione, cattiveria e vendetta.

A parte queste osservazioni, che certamente vanno contestualizzate nell’epoca in cui il romanzo è stato scritto, la lettura resta comunque molto godibile. Il finale è un piccolo capolavoro, poiché testimonia la bravura dell’autrice nella costruzione di un intreccio narrativo che non lascia scampo, tra colpi di scena e rivelazioni incredibili degne di un thriller.

Classificazione: 3.5 su 4.