Autore: Susan Vreeland
Titolo: La passione di Artemisia
Titolo originale: The passion of Artemisia
Editore: Neri Pozza
Collana: BEAT
Prima pubblicazione: 2002
Pagine: 320

Premessa a “La passione di Artemisia”

Prima di leggere “La passione di Artemisia” sapevo poco di Artemisia Gentileschi. Di certo non conoscevo nel dettaglio i drammi della sua vita, le lotte che ha portato avanti, i messaggi celati nelle sue tele.

Il romanzo di Susan Vreeland, lo dico subito, non è una biografia storica della pittrice: come chiarisce la stessa autrice nella nota finale del libro, si tratta di un’opera di fantasia. Alcuni dei fatti riportati sono veri, così come le opere citate sono realmente attribuite alla pittrice, ma, solo per fare un esempio, molte delle persone presenti nella vita di Artemisia qui non vengono nemmeno menzionate.

Ci tengo a sottolineare che la Vreeland ha studiato a fondo la figura di Artemisia, documentandosi per mezzo delle biografie dedicate all’artista e leggendo le lettere scritte dalla stessa pittrice: in questo modo è riuscita a ricostruire quello che avrebbe potuto essere il carattere di Artemisia, i suoi pensieri e le sue emozioni, arrivate poi fino a noi.

Il processo per stupro e la sibilla

Molti, quando pensano alla storia di Artemisia Gentileschi, ricordano il processo che la donna subì a diciotto anni. Dopo aver raccontato al padre Orazio, molti mesi dopo l’evento, di essere stata stuprata da Agostino Tassi, amico di Orazio nonché insegnante di pittura di Artemisia, Orazio Gentileschi decise di denunciarlo.

Durante il processo presso la Santa Inquisizione di Roma Artemisia non ritrattò mai la sua versione, nemmeno quando la torturarono con la sibilla: le legarono i pollici per mezzo di due cordicelle e, attivando un randello, glieli strinsero sempre più forte, fino a stritolarle le falangi. Una tortura terribile di per sé, ma ancora di più per una pittrice, che rischiava un danno permanente alle mani. Nonostante questo e altre umiliazioni subite, quasi fosse lei l’artefice del reato e non la vittima, Artemisia non cedette e, anzi, rivolgendosi ad Agostino Tassi, disse:

«Questo è l’anello che mi dai, e queste sono le promesse!»

Questo perché si era prospettata l’ipotesi di un matrimonio riparatore con lui, il suo stupratore, che invece si scoprì essere già sposato. La terribile esperienza dello stupro e quella, per certi versi ancor più tragica, del processo, segnarono per sempre Artemisia Gentileschi.

Artemisia Gentileschi: la prima femminista

Artemisia fu comunque costretta al matrimonio e andò in sposa a Pierantonio Stiattesi, pittore fiorentino. Il rapporto con lui è trattato molto bene nel romanzo, ma sembrerebbe non essere fedele alla verità.
A seguito delle loro nozze, si trasferirono a Firenze, città molto promettente per gli artisti, soprattutto grazie alla presenza della famiglia dei Medici: Cosimo II era un mecenate interessato all’arte in ogni sua forma.

A Firenze Artemisia ebbe modo di fare conoscere la sua arte: Michelangelo Buonarroti, nipote del famoso artista, le commissionò dapprima il dipinto “Allegoria dell’inclinazione, poi le procurò numerose e importanti commissioni. Il talento di Artemisia non passò inosservato: venne riconosciuto e apprezzato finché, il 19 luglio 1616, non venne ammessa alla prestigiosa Accademia del Disegno di Firenze, dove sarebbe rimasta iscritta per quattro anni. Fu la prima donna della storia ad accedervi.

Allegoria della pittura, autoritratto di Artemisia Gentileschi

Artemisia aveva un obiettivo ben chiaro nella vita: guadagnarsi da vivere con la pittura. Un fatto insolito per l’epoca, quello di una donna che desidera un’indipendenza economica; da non sottovalutare, poi, un altro importante aspetto: Artemisia voleva affermarsi in una disciplina prettamente maschile, dove le donne potevano al massimo sperare di essere scelte come modelle per le opere degli uomini.

“La passione di Artemisia”: il mio pensiero

Cominciamo dallo stile della Vreeland: scorrevole e semplice, con descrizioni di ambienti e persone ridotte all’osso, ma che riescono comunque a evocare scene e volti, grazie a qualche piccolo ma ben calibrato dettaglio. Le descrizioni in cui invece dà il meglio di sé riguardano le opere d’arte: Susan Vreeland riesce a raccontarcele in modo così autentico che sembra di averle davanti agli occhi. Non solo possiamo immaginarle perfettamente pur non avendo sottomano l’opera, ma proviamo anche le emozioni che hanno mosso l’artista durante la pittura e le sensazioni che desiderava trasmettere; scopriamo quale momento ha scelto di catturare per sempre e il messaggio che voleva tramandare ai posteri.

D’altronde il libro stesso è pura emozione: a tratti avevo quasi timore a girare le pagine tanto mi sentivo partecipe della vicenda. Si vivono le ingiustizie subite da Artemisia sulla propria pelle, le sue paure, le sue soddisfazioni, i dilemmi interiori che l’hanno tormentata, la delusione e la determinazione che l’ha sempre spinta ad andare avanti, nonostante tutte le difficoltà incontrate lungo il cammino.

Se proprio devo trovare una pecca, direi che riguarda la narrazione temporale degli ultimi capitoli: abituata a seguire quasi giorno per giorno la vita di Artemisia, è stato un po’ disorientante ritrovarmi catapultata all’improvviso anni dopo. Il ritmo è incalzante fin dall’inizio, coinvolge e appassiona: un balzo temporale di questa portata rischia di lasciare la spiacevole sensazione di esserti perso qualcosa di importante su quanto accaduto alla donna.

Detto ciò, mi sento di consigliare questo romanzo non solo agli amanti dell’arte ma anche, e soprattutto, a chi desidera leggere una bella storia emozionante: lasciatevi trasportare tra le vie delle più importanti città d’arte italiane d’inizio Seicento e venite a conoscere la storia di una delle più grandi pittrici di sempre.

Classificazione: 4.5 su 5.

Approfondire la figura di Artemisia Gentileschi

Sono molte le risorse disponibili per conoscere meglio la figura di Artemisia Gentileschi. Per avere un’idea immediata di quanto ci fosse di diverso tra libro e realtà, ho visto un interessante docufilm “Artemisia Gentileschi, pittrice guerriera” disponibile su Prime Video.

A fine libro, Susan Vreeland cita il testo di Mary D. GarrardArtemisia Gentileschi: The Image of the Female Hero in Italian Baroque Art” come fonte accademica per le sue ricerche sulla vita dell’artista. Un altro volume interessante è Artemisia di Alexandra Lapierre, la quale si impegna a ritrarre un’Artemisia più autentica, senza censurare nulla della vita dell’artista, e che contiene una corposa ricerca bibliografica.

A questo articolo, infine, potete trovare un elenco di opere letterarie dedicate all’artista.