Gli Occhi del Disinganno

gliocchideldisinganno

Con somma soddisfazione, desidero comunicarvi che il mio primo libro, Gli Occhi del Disinganno, è stato pubblicato ed è ufficialmente in vendita! La pubblicazione è avvenuta tramite Youcanprint, una piattaforma di Selfpublishing, e ora il mio manoscritto è disponibile, oltre che sul loro sito, anche sui loro canali di distribuzione (Mondadori store, libreriauniversitaria.it, ibs.it).

Quella che segue è la descrizione del mio scritto, che è molto breve e ha il sapore di una favola magica:

Charlotte vive tormentata dall’impossibilità di essere felice. Quando i genitori si offrono di aiutarla, la ragazza fa la conoscenza di Kilian, un affascinante giovane dai poteri straordinari e dagli occhi color arcobaleno, che le offre una fiala contenente della felicità liquida. Charlotte si sente inevitabilmente attratta da lui e dalla sua magia, ma chi si nasconde davvero dietro quegli occhi magnetici? E cosa accadrà una volta assunta la pozione? Per la prima volta nella sua vita, Charlotte si ritroverà a non sapere più di chi fidarsi, in una corsa contro il tempo per salvare ciò che le è caro.

È stata una grandissima emozione per me tenere tra le mani una copia del romanzo, conosce bene la sensazione chi l’ha provata. Scrivere è qualcosa che viene da dentro, dal cuore e dall’anima, ma anche se lo si fa pensandolo come a un’espressione del proprio essere, non mancano i momenti di sconforto durante il cammino. Come dice Stephen King:

“Scrivere è un’occupazione solitaria.

Avere qualcuno che crede in te fa una grande differenza”.

Annunci

La Donna di Ghiaccio

Dopo aver letto il macchinoso La ragazza nel Parco di Alafair Burke ed essere rimasta delusa da Into the Water di Paula Hawkins, acclamata scrittrice dopo il successo de La ragazza del Treno, mi sono imbattuta in un romanzo che vale davvero la pena recensire e consigliare.

la-donna-di-ghiaccio_aquilonedipensieri


Autore: 
Robert Bryndza
Editore: Newton Compton
Anno edizione: 2017
Pagine: 374
Prezzo: € 9,90 (cartaceo)

Sinossi: Quando un ragazzo scopre il cadavere di una donna sotto una spessa lastra di ghiaccio in un parco di Londra, la detective Erika Foster viene subito incaricata dell’indagine sull’omicidio. La vittima, giovane, ricca e molto conosciuta negli ambienti della Londra bene, sembrava condurre una vita perfetta. Ma quando Erika comincia a scavare più a fondo tra le pieghe nascoste della sua esistenza, trova degli strani punti di collegamento tra quell’omicidio e l’uccisione di tre prostitute, assassinate secondo un macabro e preciso rituale. Ma chi è veramente la donna di ghiaccio? Quali segreti nasconde? Il ritratto che ne dà la famiglia corrisponde alla verità? Erika ha l’impressione che tutti gli elementi cui si aggrappa nel corso delle ricerche le scivolino via dalle dita, ma è cocciuta, determinata e disposta a qualunque cosa pur di arrivare a capire che cosa si cela dietro quella morte violenta…

RECENSIONE

Erika Foster è un’eroina diversa dalle altre. Rimasta vedova dopo aver perso il marito, Mark, durante un’azione da lei guidata e di cui si ritiene responsabile, viene nuovamente chiamata in servizio e messa a capo di un’indagine delicata: Andrea, la ragazza trovata morta,  appartiene infatti a una ricca e prestigiosa famiglia londinese, ragion per cui la polizia è determinata ad affrontare il caso con la massima discrezione.  Ma Erika, fin dall’inizio, non ci sta ad abbassare la testa nel tentativo di mantenere le apparenze: fa domande scomode ai famigliari, unisce i puntini portando a galla verità che non vogliono essere ascoltate, agisce da sola mettendosi più volte in pericolo e va contro anche al suo capo, motivo per il quale finisce per essere sollevata dall’incarico. Erika Foster è una donna determinata, intelligente e ribelle, ma è anche sensibile e sta ancora soffrendo per la sua perdita. Si dedica al caso con tutta se stessa, facendone quasi una questione personale: vuole giustizia per Andrea e per le altre giovani ragazze, straniere come lei, ingannate e strappate alla vita in modo brutale.

Il romanzo tiene col fiato sospeso dall’inizio alla fine, l’ho letto in soli due giorni e ho davvero apprezzato questo ritmo serrante: era da tempo che non mi sentivo così catturata da un libro. I personaggi sono ben costruiti e lo stile è molto scorrevole, con descrizioni brevi ma efficaci. L’azione, dunque, non manca di certo, così come non mancano i colpi di scena, in questo rapido alternarsi di indizi, sospetti, segreti e incredibili rivelazioni.

Mi sento quindi di consigliarlo, che sia il vostro genere o meno, perché è una storia che scorre via senza difficoltà: si tratta di una lettura leggera ma non frivola, in cui potrete mettervi alla prova indagando insieme alla detective Erika… chissà, magari riuscirete a risolvere il caso prima di lei.

Testa o croce?

 

Seduta sul bordo del precipizio pensò che nulla avrebbe potuto toccarla ancora. C’erano solo lei e il cielo assolato sopra la sua testa, lei e il mare di rocce sotto i suoi piedi. Non aveva ancora deciso quale delle due strade prendere e probabilmente da sola non ci sarebbe riuscita. Per questo si affidò al destino e lo pregò di scegliere al posto suo, perché solo così avrebbe capito cosa desiderasse davvero. Ripescò dalla tasca dei jeans una moneta: testa significava sole e croce voleva dire rocce. La lanciò in aria: per un attimo il metallo scintillò sotto il sole, poi le ricadde sul palmo della mano sinistra; la coprì con la destra e ruotò le mani congiunte. Ancora prima di sollevare la mano aveva realizzato quale fosse la risposta che sperava e, quando sotto i suoi occhi apparve il simbolo della testa, si rilassò e si concesse un sorriso. Lei non voleva morire e nemmeno il suo destino lo desiderava. Ma c’era qualcun altro a cui importava? Per quante persone la sua scelta tra sole e roccia avrebbe fatto la differenza? Magari avrebbe dovuto scegliere entrambi: lasciare che i piedi scivolassero verso il vuoto ma tenere la testa rivolta al sole. Si mise nuovamente in mano la moneta e la strinse forte, fino a farsi male, poi la riaprì e vide che era ancora rivolta verso il lato della testa. Allora la prese tra le dita e la girò con rabbia dall’altra parte, schiacciandola con il pollice contro il palmo ma, quando sollevò il dito, vide che sulla moneta c’era ancora raffigurata la testa. La girò e la rigirò, ma la moneta era uguale da entrambi i lati. Aveva chiesto l’intervento del Destino e lui l’aveva accontentata.

A occhi chiusi

Mariana in the South

Mariana in the South, 1897 by John William Waterhouse

Le sue dolci parole la inebriavano.
Era schiava dei suoi baci e delle sue carezze.
Ma ogni volta che esaminava il suo corpo allo specchio pensava:

“Mi stringe con tanta forza perché mi ama”.

Routine o non routine?

IMG_1867

Ieri, oggi e domani ormai si fondevano tra loro. La corsa per prendere l’autobus, le spintonate per salire sul treno e il passo svelto fino all’ufficio erano azioni che si ripetevano immancabilmente ogni giorno, cosicché era diventato difficile distinguere i giorni tra loro. All’inizio le era piaciuta quella così agognata routine, in qualche modo l’aveva fatta sentire al sicuro dopo tanta instabilità. Ma ora le stava stretta, le faceva mancare il fiato. Trascorreva tutto il tragitto guardando fuori dal finestrino, cercando un briciolo di libertà nel paesaggio che l’accompagnava. Ma anche quello, dopotutto, rimaneva uguale col passare del tempo: edifici grigi, campi, un asilo, un parco, case, ospedale, edifici grigi… Ormai le sembrava persino di vedere sempre le stesse persone sul treno: la bambina che frignava tra le braccia della madre, i ragazzini col cappello all’indietro che urlavano e sghignazzavano, il mendicante che faceva tintinnare il suo bicchiere di monete mentre zoppicava per il vagone, il signore intento a leggere un quotidiano, la signora che si guardava intorno con aria circospetta, il ragazzo che sfogliava un ebook, la ragazza che discuteva al telefono e quella che masticava una cicca con la bocca aperta. A volte li odiava tutti indistintamente. Altre volte odiava solo la bambina che piangeva ma adorava il ragazzo perché leggeva Bukowski. Altre volte ancora provava tenerezza nei confronti della bimba e detestava il ragazzo che, tutto preso dalla lettura, non si curava di lei. Spesso le stesse cose che un giorno la facevano sentire tranquilla, un altro erano quelle che la rendevano nervosa. Come quando le capitava di sedersi vicino a qualcuno che aveva la musica talmente alta da sentire anche lei le canzoni: c’era il giorno in cui era contenta perché almeno non era costretta a fare conversazione e quello in cui s’immaginava di strappare via gli auricolari al malcapitato e pestarli sotto i piedi. In generale, comunque, si limitava sempre a imprecare mentalmente e lanciare solo qualche occhiata di fuoco nei giorni in cui si sentiva particolarmente arrabbiata.
“Tu sei sempre arrabbiata” commentava sua sorella quando le confidava certi pensieri. Era vero? Possibile. Eppure non era sempre stato così. Ricordava perfettamente quando lavorava nella libreria di paese, che raggiungeva a cavallo della sua Graziella: la pagavano poco, le facevano fare più ore del dovuto e preferivano ignorare il fatto che avesse una laurea. Eppure, in quel periodo era stata serena. Possibile che solo prendere i mezzi potesse cambiare l’umore di una persona? O addirittura il suo carattere? Non desiderava questo. Forse avrebbe cercato un altro lavoro, più vicino a casa. O forse ancora si sarebbe comprata una moto e sarebbe arrivata in ufficio così, coi capelli schiacciati dal casco e le dita rinsecchite dal freddo. Oh no, non era fattibile.
Appoggiò la testa contro il finestrino, chiudendo gli occhi mentre la ragazza di fianco masticava rumorosamente. No, forse era meglio continuare a fare come stava facendo. Dopotutto non era poi così male.

No?