A occhi chiusi

Mariana in the South

Mariana in the South, 1897 by John William Waterhouse

Le sue dolci parole la inebriavano.
Era schiava dei suoi baci e delle sue carezze.
Ma ogni volta che esaminava il suo corpo allo specchio pensava:

“Mi stringe con tanta forza perché mi ama”.

Routine o non routine?

IMG_1867

Ieri, oggi e domani ormai si fondevano tra loro. La corsa per prendere l’autobus, le spintonate per salire sul treno e il passo svelto fino all’ufficio erano azioni che si ripetevano immancabilmente ogni giorno, cosicché era diventato difficile distinguere i giorni tra loro. All’inizio le era piaciuta quella così agognata routine, in qualche modo l’aveva fatta sentire al sicuro dopo tanta instabilità. Ma ora le stava stretta, le faceva mancare il fiato. Trascorreva tutto il tragitto guardando fuori dal finestrino, cercando un briciolo di libertà nel paesaggio che l’accompagnava. Ma anche quello, dopotutto, rimaneva uguale col passare del tempo: edifici grigi, campi, un asilo, un parco, case, ospedale, edifici grigi… Ormai le sembrava persino di vedere sempre le stesse persone sul treno: la bambina che frignava tra le braccia della madre, i ragazzini col cappello all’indietro che urlavano e sghignazzavano, il mendicante che faceva tintinnare il suo bicchiere di monete mentre zoppicava per il vagone, il signore intento a leggere un quotidiano, la signora che si guardava intorno con aria circospetta, il ragazzo che sfogliava un ebook, la ragazza che discuteva al telefono e quella che masticava una cicca con la bocca aperta. A volte li odiava tutti indistintamente. Altre volte odiava solo la bambina che piangeva ma adorava il ragazzo perché leggeva Bukowski. Altre volte ancora provava tenerezza nei confronti della bimba e detestava il ragazzo che, tutto preso dalla lettura, non si curava di lei. Spesso le stesse cose che un giorno la facevano sentire tranquilla, un altro erano quelle che la rendevano nervosa. Come quando le capitava di sedersi vicino a qualcuno che aveva la musica talmente alta da sentire anche lei le canzoni: c’era il giorno in cui era contenta perché almeno non era costretta a fare conversazione e quello in cui s’immaginava di strappare via gli auricolari al malcapitato e pestarli sotto i piedi. In generale, comunque, si limitava sempre a imprecare mentalmente e lanciare solo qualche occhiata di fuoco nei giorni in cui si sentiva particolarmente arrabbiata.
“Tu sei sempre arrabbiata” commentava sua sorella quando le confidava certi pensieri. Era vero? Possibile. Eppure non era sempre stato così. Ricordava perfettamente quando lavorava nella libreria di paese, che raggiungeva a cavallo della sua Graziella: la pagavano poco, le facevano fare più ore del dovuto e preferivano ignorare il fatto che avesse una laurea. Eppure, in quel periodo era stata serena. Possibile che solo prendere i mezzi potesse cambiare l’umore di una persona? O addirittura il suo carattere? Non desiderava questo. Forse avrebbe cercato un altro lavoro, più vicino a casa. O forse ancora si sarebbe comprata una moto e sarebbe arrivata in ufficio così, coi capelli schiacciati dal casco e le dita rinsecchite dal freddo. Oh no, non era fattibile.
Appoggiò la testa contro il finestrino, chiudendo gli occhi mentre la ragazza di fianco masticava rumorosamente. No, forse era meglio continuare a fare come stava facendo. Dopotutto non era poi così male.

No?

La La Land

lalaland.jpg

City of stars, are you shining just for me?

La storia

La La Land, il musical vincitore di 7 Golden Globe e candidato a 14 Premi Oscar è un viaggio magico tra musica, immagini e parole, che ha come protagonisti dei sognatori  e come sfondo il paesaggio californiano.
Sebastian, abile musicista appassionato di jazz, sogna di aprire un locale in cui tutti possano suonare liberamente (il jazz, ovvio); Mia, la cameriera che si propone a ogni casting nonostante venga spesso trattata malamente, spera di diventare un’attrice di successo. Le vite dei due si incrociano per caso e si può dire che quasi per caso tra loro nasca l’amore. Sebastian e Mia sono uniti dal desiderio di vedere realizzati i loro sogni e si danno forza a vicenda affinché questo avvenga. Il loro amore è dolce e sincero, eppure semplice.
Ma La La Land non è solo musica, amore e sogni. Anzi. La La Land lascia un sapore amaro in bocca: dopo aver fatto sognare chi lo guarda, il finale riporta bruscamente alla realtà, come a dire che è il momento di affrontare le conseguenze delle decisioni prese. Perché ci sono anche compromessi e tanti rimpianti, uno su tutti è forse il frutto di scelte sbagliate. La La Land mostra la gioia di veder realizzato il proprio sogno ma anche a cosa si è rinunciato per arrivare fin lì. E lascia decidere al pubblico se ne sia valsa la pena.

La forza della musica

Ryan Gosling ed Emma stone regalano momenti davvero emozionanti. Uno su tutti è il duetto della dolcissima “City of Stars“, una delle canzoni più belle della colonna sonora, cantata con solo il pianoforte come accompagnamento. Degna di nota è anche la performance della Stone che con “The fools who dream“, una sorta di inno dedicato a tutti coloro che hanno un sogno, conquista il cuore.

Notevole è anche la maestria di Gosling al pianoforte, soprattutto considerato che  ha imparato a suonarlo in soli 3 mesi e appositamente per La La Land. Le melodie che suona con il pianoforte incantano, in particolare il magico “Mia & Sebastian’s Theme” (Late For The Date), un pezzo interamente strumentale che accompagna i momenti più romantici e toccanti della vicenda.

La La Land vanta anche la presenza di John Legend. Nel film interpreta il ruolo del chitarrista Keith, nonostante nella realtà la chitarra non sia lo strumento prediletto dal cantautore. Nel musical canta l’allegra e movimentata “Start a fire“.

Opinione personale

Ammetto che inizialmente non ero molto convinta di andare a vedere La La Land, soprattutto perché i musical non sono proprio il genere di film che prediligo. Però poi, spinta dalle recensioni positive e dalla curiosità di vedere di nuovo insieme la coppia Gosling-Stone (che avevo già avuto modo di apprezzare nella commedia di Crazy Stupid Love e nel poliziesco Gangster Squad), mi sono convinta a dargli una possibilità. E non me ne sono pentita. La La Land cattura, coinvolge, fa sognare. Fa venire voglia di non mollare davanti alle avversità che si incontrano mentre si cerca di realizzare i propri sogni ma, allo stesso tempo, mostra l’altro lato della medaglia. Spinge a riflettere e invita il pubblico a porsi un’importante domanda: vale la pena rinunciare all’amore per realizzarsi?

La panchina

In occasione della festa di San Valentino, ecco a voi “La panchina“, il mio racconto di genere rosa contenuto all’interno dell’antologia Brevi Autori.

Buona lettura e buona festa degli innamorati!

IMG_1352.JPG

A Rebecca piaceva stare seduta sulla panchina del parco e osservare quello che accadeva intorno a lei. In particolare adorava guardare il lago artificiale dinanzi a lei, uno specchio d’acqua azzurro su cui spesso galleggiavano le nuvole bianche del cielo.
Era di natura curiosa, ma poco incline a socializzare. Ciò nonostante, un paio di mesi prima aveva intrapreso una piacevole conversazione con un uomo che le si era seduto accanto e, da allora, si erano dati appuntamento quasi ogni giorno.Per quella occasione aveva deciso di indossare il cappotto nuovo e il foulard di seta e aveva avvolto le sue graziose manine in un paio di guanti di velluto.
— Sei un raggio di sole, Reb — disse lui non appena la vide.
— Grazie, Simon — gli sorrise timidamente.
Per qualche minuto rimasero in silenzio, come spesso accadeva, a contemplare ciò che li circondava. Poi Simon prese parola.
— Siamo stati fortunati a incontrarci. Non è da tutti saper condividere questi piccoli momenti e conservarli nel cuore come facciamo noi, riuscire a stare in silenzio senza vederlo come un nemico del rapporto, ma come un alleato —.
Lei rifletté sulle sue parole.
— Hai ragione, è vero. Siamo due anime solitarie… —.
A quelle parole, Simon le afferrò la mano e se la portò al petto. La guardò intensamente negli occhi.
— Vorrei che non lo fossimo più, Reb. Vorrei che fossi tu la mia compagna e non la solitudine —.
Quando Simon le aveva detto che voleva vederla per parlarle di una cosa importante, Rebecca aveva sperato che fosse per farle una proposta, ma non aveva osato indugiare a lungo su quel pensiero per paura di una delusione. Sentirlo dire quella frase le aveva riempito il cuore di gioia.
— Oh, Simon… — sussurrò con le lacrime agli occhi.
Gli prese il viso tra le mani e gli accarezzò una guancia.
— È ciò che desidero anch’io — mormorò.
Allora la tensione sul viso di lui scivolò via. Con delicatezza le tolse un guanto e si portò alle labbra la sua mano, dove impresse un piccolo bacio. Poi la fece appoggiare su di lui e l’avvolse in un abbraccio. Rebecca pensò che stare tra le sue braccia fosse la cosa più bella del mondo e desiderò con tutto il cuore che a quell’abbraccio ne seguissero tantissimi altri.
Quando, cinquant’anni dopo, seduta su quella stessa panchina, ripensò a quell’appuntamento, non riuscì a trattenere un sorriso. Osservò l’anziano seduto al suo fianco, che ricambiò lo sguardo.
— A cosa pensi? — le domandò.
— Penso che questa panchina sia testimone di uno dei nostri ricordi più belli —.
Lui sorrise, poi posò la sua grande mano su quella piccola e raggrinzita di Rebecca, l’aiutò ad alzarsi e insieme si allontanarono lungo il viale alberato.

Kickstarter

kick

Un’intuizione vincente 

Da qualche tempo sono venuta a conoscenza di un’interessante community che consente letteralmente di trasformare i sogni in realtà. Trovo sia un’idea assolutamente innovativa, perché di fatto la raccolta fondi si basa tanto sulla qualità del prodotto proposto quanto sulla capacità di saperlo presentare bene. Proprio per questo ci sono in gioco diversi fattori che, nell’insieme, determinano una buona o una cattiva riuscita della campagna.
Ma vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.

Cos’è Kickstarter?

Kickstarter è una piattaforma di crowdfunding che permette di trasformare progetti creativi in realtà. Si tratta infatti di una modalità di raccolta fondi online che consente di finanziare un’iniziativa attraverso delle donazioni.

Come funziona?

Chi propone un progetto determina la quantità di denaro necessaria per produrlo: coloro che sono interessati all’idea potranno contribuire a finanziarlo attraverso i pledge ottenendo in cambio delle ricompense – costituite dall’oggetto stesso in caso di campagne volte a finanziare un prodotto.

I pledge

Kickstarter si basa sul sistema dei pledge: promesse di finanziamento che consentono ai sostenitori (backers) di effettuare delle donazioni. Questo significa che il denaro non viene scalato automaticamente quando si effettua la donazione, ma solo nel caso in cui si raggiunga l’obiettivo prefissato.

Vi lascio il link a Finclip, un interessante progetto tutto italiano che a parer mio merita davvero molto: si tratta di un accessorio che consente ai subacquei di indossare le pinne più facilmente e persino di sfilarle sott’acqua senza fatica!

Insomma, se avete un’invenzione nel cassetto o, perché no? Un libro che vorreste pubblicare, non vi resta altro che proporre il vostro progetto al resto del mondo. Buona fortuna!