Sandro Botticelli, Nascita di Venere (1482-1485) – Galleria degli Uffizi, Firenze

Alla scoperta del capolavoro di Botticelli

Lei è bellissima. Lunghi capelli biondi le scendono fin oltre la vita, mossi dolcemente dal vento. Il corpo è perfetto, assolutamente proporzionato. Il viso inclinato, con quella dolce e malinconica espressione, è incredibilmente aggraziato. Lei è Venere, la dea della bellezza e dell’amore.

E lo sguardo non può che soffermarsi lì, proprio sulla bellezza della dea, vista la semplicità del paesaggio marino che la circonda. Ritta in piedi su una conchiglia, Venere avanza sospinta dal vento Zefiro e da Aura verso terra, dove l’attende una delle Ore, per ricoprirla con un mantello purpureo.

La nascita di Venere nella mitologia

La mitologia è sempre stata fonte di ispirazione per gli artisti, ma è soprattutto durante l’Umanesimo (1300-1400) che l’interesse per il mondo antico cresce e in Europa si diffodono sempre più le opere d’arte a soggetto mitologico.

Nel caso di Venere, si può dire che la dea dell’amore sia stato uno dei soggetti più amati dagli artisti: la sua bellezza, infatti, si presta più di tutti alla resa di nudi perfetti e proporzionati.

Botticelli ha scelto di rappresentarla nell’atto della sua nascita: la mitologia la vuole infatti nata dalla schiuma del mare, pura come la perla in una conchiglia e di sicuro altrettanto bella.

Il neoplatonismo in Botticelli

Sandro Botticelli visse per parecchio tempo presso la corte dei Medici, dove conobbe numerosi filosofi e letterati, ragion per cui era così legato al neoplatonismo, fondato dal filosofo Marsiliio Ficino. Questa corrente sosteneva che l’amore e la bellezza fossero le vie da percorrere per liberare il proprio spirito dalla materia e raggiungere l’armonia universale.

L’opera dunque rimanda apertamente alla filosofia neoplatonica e va quindi letta sulla base dei concetti a essa legata. Qui, infatti, l’amore diventa la forza che fa muovere la natura, mentre la nudità rappresenta la nobilità dell’anima, la sua purezza: si tratta di una bellezza spiriturale, non fisica.

Cosa nasconde il mantello?

Stando a quanto sostiene Davide Lazzeri, un chirurgo plastico che da tempo si dedica allo studio della medicina nell’arte, la forma del mantello con cui una delle Ore (figlie di Zeus) sta per avvolgere Venere, ricorderebbe quella di un polmone. 

Secondo Lazzeri, l’ipotesi trova riscontro anche nel fatto che il colore del drappo e i tratti inseriti all’interno, simili a dettagli anatomici, riconducono all’organo umano. Più nello specifico, Botticelli avrebbe raffigurato un polmone destro, di cui si vedrebbe anche l’ilo, ovvero la zona dove entrano bronchi, arterie e vene polmonari.

Lazzeri ipotizza che il disegno potrebbe richiamare l’allegoria del ciclo della vita generato dal respiro divino, oppure ricordare anche la morte per tubercolosi della giovane musa di Botticelli, la nobildonna fiorentina Simonetta Cattaneo Vespucci, che aveva ispirato il volto della stessa Venere“.

Si tratta di un’interpretazione assolutamente “personale e speculativa”, come dichiarato dallo stesso Lazzeri, che per ora non trova riscontri da parte di storici dell’arte.
Eppure la spiegazione che il chirurgo fornisce è decisamente affascinante e piuttosto in linea con la personalità di Botticelli, che potrebbe aver nascosto un messaggio simile anche all’interno della Primavera, altro suo capolavoro.

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