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– Parte 2 di “Trasferta di lavoro”

La riunione si rivelò lunga e noiosa. A un certo punto Greta aveva spalancato la bocca per sbadigliare e aveva inghiottito accidentalmente un moscerino, che le aveva provocato una serie di colpi di tosse. Escluso questo episodio e quando le era stato chiesto se gradisse qualcosa da bere, nessuno dei due presenti si era degnato di coinvolgerla seriamente nella conversazione.
<Signor Dallaro, ci ha trovato subito!> esclamò d’un tratto Matilde, balzando in piedi.
Greta si guardò intorno con aria annoiata, immaginando un anziano signore avanzare di loro, ma non fu ciò che vide: con somma sorpresa (e un pizzico di gioia) scoprì che l’organizzatore del convegno era un giovane aitante sulla trentina.
<Le sue indicazioni al telefono sono state più che precise> sorrise lui, stringendole la mano.
<Mi fa piacere! Ecco, le presento Alberto Morelli, il capo dell’ufficio marketing dell’azienda cui le accennavo ieri>.
Il capo strinse la mano al ragazzo, che si chiamava Lorenzo, poi introdusse Greta.
<Sembri parecchio giovane> commentò lui stringendole la mano.
<Lo sono> replicò lei. Poi, pensando che fosse più una critica che un complimento, ritrattò: <Cioè, sono giovane, sì, ma neanche troppo… sicuramente lo sono più di loro due, ecco>.
<Sì, questo lo immaginavo, non era necessario precisarlo> commentò lui, accigliandosi.
Greta, mortificata, tornò a sedersi al suo posto e prese a mangiucchiare la cannuccia che sbucava dal suo succo alla mela ormai finito. Possibile che non ne facesse una giusta? Forse la soluzione migliore era quella di rimanere ferma e zitta, in modo da ridurre drasticamente il rischio di qualche altra figuraccia.
<… non sarebbe un’idea malvagia. Tu che ne pensi, Greta?>.
La ragazza, sentendo pronunciare improvvisamente il suo nome, si destò dai suoi pensieri e si voltò verso i suoi interlocutori, facendo vagare lo sguardo su di loro. Inevitabilmente si soffermò sul bel viso abbronzato di quel Lorenzo che, per quanto l’avesse fatta sentire in difetto, conservava un fascino cui era difficile sottrarsi.
<Idea malvagia> ripeté Greta.
<Trovi che uscire a cena sia un’idea malvagia?> domandò il ragazzo, confuso.
Greta cercò di darsi un contegno, tirandosi su a sedere e schiarendosi la gola. Non aveva idea di che cosa stesse parlando, ma sperò di aver comunque capito.
<Pensavo ci fosse la cena a buffet in albergo, dalle 19.00 alle 21.00>.
<Sì, ma come ho detto due minuti fa, la cena a buffet l’ho provata ieri sera e non è stata il massimo> intervenne Matilde, visibilmente spazientita, <quindi ho proposto di provare un ristorante fuori dall’albergo>.
<Ah, ho capito> annuì Greta. <Sì, perché no?>.
<Benissimo> disse Lorenzo, alzandosi, <allora ci vediamo per le 20.00 nella hall>.
Dal momento in cui si trattava di una trasferta di lavoro, Greta non aveva prestato grande attenzione a quel che aveva infilato nella valigia. Quando, mezz’ora dopo, si ritrovò a fissare, sparsi sul letto, i pochi indumenti che aveva, le venne quasi da piangere. Alla fine, un po’ affranta, s’infilò un paio di pantaloni lunghi e bianchi e una maglietta nera con scollo a barca. Poi andò a guardarsi allo specchio.
<Faccio schifo> dichiarò. Afferrò la borsetta, cacciò dentro il cellulare e uscì dalla stanza sbattendo la porta.

Quando arrivò nella hall mancava ancora mezz’ora all’appuntamento, ma con un tuffo al cuore si accorse che Lorenzo era già lì. D’un tratto le venne in mente di non essersi truccata e nemmeno pettinata. Fece per fare dietro front, ma proprio in quel momento il ragazzo la notò e la salutò con la mano.
<Sei in anticipo> commentò, mentre le si avvicinava.
<Sì, anche tu> osservò lei.
<Be’, di solito siete voi donne che avete bisogno di più tempo per prepararvi>.
<Io no>.
Lorenzo ridacchiò, poi alzò la mano per salutare qualcuno oltre le spalle di Greta. Lei si voltò e vide il capo che attraversava la hall a grandi passi.
<Greta, che puntualità> commentò, osservandola. <Strano, visti tutti i ritardi che fai al mattino quando vieni al lavoro>.
<Oh, tutti i ritardi> ripeté lei, roteando gli occhi e incrociando le braccia sul petto.
<La puntualità non è tra le tue doti, Greta> rincarò lui.
<E quali doti possiede?> domandò Lorenzo, evidentemente divertito da quel siparietto.
<Non rispondere!> intervenne Greta.
Lorenzo e il capo scoppiarono a ridere. <Perché no?>.
<Non sono sicura di voler sentire la risposta> replicò lei.
Il capo sorrise, poi mise una mano sulla spalla della ragazza.
<Greta è incredibilmente sfacciata, molto impertinente e ha un talento innato per cacciarsi nei guai>.
<Che gentile> borbottò lei.
<Non mi sembrano proprio delle doti> obiettò Lorenzo.
<Sta scherzando? Non sa quanto ci fa divertire in ufficio> rispose il capo.
<Ah, quindi sarei un pagliaccio> commentò Greta. <Molto bene>.
Lui scoppiò a ridere e rafforzò la presa sulla sua spalla.
<Ti sto prendendo in giro, ogni tanto anche a me è concesso scherzare, no?>.
<Immagino di sì> replicò Greta.
<Lo vede?> fece il capo, rivolto a Lorenzo. <Non se la prende mai, la rabbia così come le viene le passa e torna a essere positiva>.
<Questa sì che è una dote, l’essere sempre positivi> convenne il ragazzo, sorridendo a Greta. <Sai, sul lavoro ci sono tante donne e più di una volta mi è capitato che qualcuna di loro non mi parlasse per settimane, per qualcosa che avevo fatto o detto… di cui però non avevo idea> aggiunse, scrollando le spalle.
<Ecco l’altra dote di Greta: le avrebbe detto in faccia, con molta tranquillità, il suo problema> intervenne il capo. <Forse l’avrebbe anche insultata, ma senza scenate>.
<Odio le scenate> convenne Greta, annuendo.
Lorenzo rise ancora una volta. <Siete forti, voi due> commentò.
<Eccomi qui>. Matilde era arrivata, impeccabile nel suo abito nero.  Sorrise ai presenti con le sue labbra dipinte di rosso rubino, soffermando un po’ più a lungo lo sguardo su Greta.
<Perché questa faccia arrabbiata adesso?> domandò Lorenzo a Greta.
Lei rilassò la fronte che non si era resa conto di aver aggrottato e fece per rispondere, ma il capo, come ormai era solito fare, la precedette.
<Scommetto che è perchè sei affamata, vero Greta?> domandò, con un sorriso forzato.
<Sì, proprio per quello> borbottò lei, fissandosi i piedi.
<Allora andiamo, dalle recensioni su Yummy dovremmo mangiare bene> disse Matilde.
<Ah be’, se lo dice Yummy…> fece Greta, a bassa voce. Il capo, che aveva sentito, le diede una piccola gomitata.
<Come hai detto, scusa?> chiese Matilde.
<Ho detto che mi fido, di Yummy> rispose Greta, assumendo un’aria innocente.
Matilde sembrò soddisfatta. <Penso sia in assoluto il miglior sito di recensioni, altro che TripAdvisor!>. E si lanciò in una serie di considerazioni sulle due app che li accompagnarono fino al suddetto ristorante, che raggiunsero a piedi dall’hotel.
<Speriamo che arrivino in fretta a portare qualcosa da mangiare> commentò Greta al capo, mentre prendevano posto. <Almeno la smette di straparlare>.
<Greta, abbassa la voce!> la implorò lui, arrossendo e guardandosi intorno.
<Mi sta davvero antipatica> continuò lei, fissando ostinatamente il menù.
<Sforzati di non darlo a vedere, perlomeno> replicò il capo.
Greta sbuffò. Poi alzò lo sguardo, appena in tempo per vedere Matilde scoppiare a ridere per una qualche battuta di Lorenzo. Notò con soddisfazione che un po’ di rossetto le aveva macchiato i denti davanti.
<Promettimelo> insisté il capo.
<Prometto che non dirò a Matilde che è insopportabile> bisbigliò Greta, mettendosi una mano sul cuore.
<Non sembri il tipo che sa mantenere una promessa> sospirò lui.
<Ti sbagli> ribatté la ragazza, offesa.
<Tireremo le somme domani, sul treno di ritorno>.
<Aggiungerai anche questo alle mie doti nascoste, vedrai>.
Il capo sorrise. <Ah, lo spero proprio>.

                                                                – Fine seconda parte –